Con questi scopi viene fondato
a Milano, nell'autunno del 1947, il Circolo dei Librai Antiquari.
Le librerie aderenti al gennaio 1948 sono 19 (21 conteggiando a parte le sedi
romane della Hoepli e della Olschki): Banzi di Bologna, Bozzi e Delai di Genova,
Olschki di Firenze, Casella di Napoli Nironi e Prandi di Reggio Emilia, Rappaport
di Roma, Bourlot e Pregliasco di Torino Cassini di Venezia e nove ditte milanesi
(La Bibliofila, Cantoni, Cavallotti, Garzanti, Hoepli, Mediolanum, Il Polifilo,
Turri e la Libreria Vinciana).
Il numero dei soci è abbastanza ristretto, ma i nomi dei fondatori sono
i più illustri dell'antiquariato italiano: Erard Aeschlimann e Mario Armanni,
librai di grande esperienza e uomini di studio, artefici del grande successo
della Libreria Antiquaria Hoepli; Cesare Holschki, figlio ed erede di quel Leo
Samuel autore degli Choix de livres reres et curieux e che D'Annunzio
definiva "libraio principe fra i più potenti di studio e fortuna";
Dino Prandi, allora agli inizi di una carriera di antiquario, bibliografo, editore
esperto d'arte che lo avrebbe reso protagonista nella vita culturale italiana;
Alessandro Piantanida, titolare di quella Libreria Vinciana cui si ascrive l'imponente
catalogo monografico sugli Autori Italiani del'600 che resta tuttora una delle
principali fonti bibliografiche sull'editoria italiana del XVII secolo; Luigi
Banzi specialista in autografi e firma di livello internazionale; Gian Vittorio
Bourlot e Lorenzo Pregliasco, librai di fiducia di Luigi Einaudi e di antiquari
di antica tradizione familiare. E ancora Giocondo Cassini, Dante Cavallotti,
Gaspare Casella, Carla Marzoli, Elfo Pozzi, Carlo Everardo Rappaport, Alberto
Vigevani: tutti professionisti di grande serietà ed esperienza, titolari
di librerie prestigiose.
La costituzione del Circolo da parte di un'élite qualificata pone finalmente
l'Italia al passo con gli altri paesi europei: in coincidenza con il grande sviluppo
mondiale del mercato antiquario, già nel primo triennio del secolo erano
infatti sorte in Europa varie associazioni nazionali di Librai antiquari. L'Antiquarian
Booksellers' Association data al 1906, il Verein der Deutschen Antiquariats und
Exportbuchhändler al 1918, l'Antikvarboghandlerforening danese del 1920,
la Svenska Antikvariatforeningen al 1935 come la Nederlandsche Vereening van
Antiquaren; anche il Syndicat de la Librairie Ancienne et Moderne (livres d'Occasion)
operava fin dal 1933.
In Italia i primi decenni del secolo avevano rappresentato un periodo di straordinaria
fortuna per il commercio antiquario caratterizzato da una fase di espansione
e sviluppo del mercato e dalla presenza di protagonisti d'eccezione quali Leo
Samuel Olschki o Tammaro De Marinis; nonostante la crescita del settore, attestata
dalla diffusione di aste librarie di ottimo livello e dalla produzione di pregevoli
cataloghi di vendita, non era nata però quell'associazione di categoria
auspicata sin dagli anni '80 dell'Ottocento come elemento di razionalizzazione
e moralizzazione del settore.
Il primo e unico tentativo di fondare un'associazione di librai antiquari d'Italia
risale infatti al 1880, periodo in cui l'antiquariato librario aveva appena assunto
una propria autonoma fisionomia in seno al commercio librario; esso si deve a
una Società di Professori ed Amatori intitolata "Il Bibliofilo" (come
la rivista cui diede vita tra il 1880 e il 1890) ispirata da Carlo Lozzi giurista
e bibliofilo marchigiano, ed espressione del profondo legame che sul finire del
XIX secolo collegava antiquariato librario e mondo della bibliofilia e della
cultura. Un legame via via attenuatosi nel corso degli anni, tanto che il Circolo
dei Librai Antiquari sembra porsi soprattutto lo scopo di rivalutare la figura
professionale e morale del libraio antiquario e di recuperarne un più diretto
rapporto con il mondo delle biblioteche e degli studi.
Questa è l'impressione che si ricava dalla lettura del primo statuto:
il Circolo, che si proponeva "di disciplinare il commercio librario d'antiquariato
e di sviluppare l'amore per il libro antico", includeva, tra i suoi compiti,
non pochi interventi di carattere bibliografico-inforrnativo:
- a. Svolgere una azione moralizzatrice del commercio del libro antico fissandone
le norme generali ed applicando sanzioni ai trasgressori.
- b. Sollecitare dalle competenti autorities disposizioni intese a facilitare
il commercio d'antiquariato in Italia e all'estero.
- c. Promuovere manifestazioni di bibliografia ed associarsi a quelle ordinate
da altri enti.
- d. Collegarsi con i Circoli stranieri similari e con librerie d'antiquariato
all'Estero.
- e. Raccogliere cataloghi, bollettini, notizie concernenti il commercio del
libro antico.
- f. Pubblicare un bollettino periodico con, articoli divulgativi di bibliografia,
notiziari, desiderata ed offerte di opere.
- g. Pubblicare, patrocinare o partecipare ad imprese editoriali di bibliografia.
- h. Compiere ricerche bibliografiche per tutti i soci.
- i. Unificare l'adozione della terminologia relativa alla schedatura di un libro.
- l. Compiere un censimento di bibliofili formando indirizzari selezionati e
divisi per specializzazioni.
Un programma ambizioso per le scarse risorse e le deboli forze di un'associazione
ristretta, ma gli intenti denunciano uno sforzo di qualificare l'associazione
di categoria anche e soprattutto sul versante culturale.
Nel novembre 1947 esce così il primo numero del “Bollettino del
Circolo dei Librai Antiquari” (mensile, pubblicato a Milano, redattore
responsabile Marino Sgattoni che di lì a qualche anno avrebbe aperto
una propria libreria antiquaria): la rivista ospita brevi articoletti d'interesse
professionale, informazioni utili per l'attività commerciale, un "Notiziario" relativo
alla vita delle librerie antiquarie, le “Comunicazioni del Circolo” ai
soci, segnalazioni e recensioni bibliografiche, e, soprattutto, inserzioni,
aperte a tutte le librerie, relative alle "Offerte" e “Domande” di
libri.
Il periodico prosegue fino al 1961, ridotto però negli ultimi anni a
due fogli di supplemento alla "Libreria" organo ufficiale dell'Associazione
Librai Italiani; in esso è documentata, fra l'altro, la particolare
attenzione della categoria per i problemi connessi all'esportazione (o all'importazione)
che si configuravano come una vera via crucis per i librai antiquari (come
dimostra la serie di articoli sulle Tribolazioni del libraio antiquario apparsa
sul "Bollettino" nel 1948).
Nel 1949 il Notiziario de "La Bibliofilia" (prestigiosa rivista di
casa Olschki), dando notizia di recenti aste londinesi della Sothebys, riferiva
con rammarico che la Libreria Hoepli - che segnava «con le sue belle
vendite e i suoi cataloghi perfetti e bibliograficamente onesti e sinceri,
un punto cardinale nel vasto firmamento librario» - aveva, «quasi
abbandonato il nobile agone internazionale» forse anche per reazione «alle
forti pressioni fiscali»: l'articolista sottolineava al riguardo la «persistente
diffidenza delle Autorità preposte alla tutela della vita bibliografica
verso il commercio del libro antico».
Contrastare questa “diffidenza” e realizzare un diverso rapporto
con gli uffici d'esportazione e, più in generale, con il mondo delle
biblìoteche, diventa ben presto il principale scopo del Circolo. Se
l'azione di tutela degli interessi della categoria rappresenta, ovviamente,
l'aspetto più rilevante e significativo dell'attività sociale
dal '47 ad oggi, altro elemento permanente e distintivo è la partecipazione
dell'associazione alla vita della Lega Internazionale dei Librai Antiquari
cui l'Italia aderì sin dalla sua fondazione.
L’International League of Antiquarian Booksellers (ILAB, o LILA secondo
la denominazione francese di Ligue Internationale de la Librairie Ancienne)
fondata su iniziativa del libraio olandese Menno Hertzberger in occasione del
congresso di Copenhagen (1-5 settembre 1948), contava inizialmente dieci associazioni
aderenti (Inghilterra, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Italia, Olanda,
Norvegia, Svezia e Svizzera) e si proponeva di coordinare gli sforzi per favorire
lo sviluppo del commercio del libro antico.
Oltre a promuovere un "Recueil des us et coutumes" per
normalizzare la prassi commerciale (e in particolare i rapporti, tra librai)
e a patrocinare iniziative bibliografiche, l'ILAB avviò la consuetudine
tuttora praticata - di tenere congressi accompagnati da mostre.
Il settimo congresso dell'ILAB ebbe luogo a Milano dal 27 settembre al 1° ottobre
1953 e fu organizzato dal Circolo; ne troviamo ampia notizia sulla rivista "Accademie
e Biblioteche d'Italia": «Gli argomenti dibattuti nel recente congresso
di Milano, sotto la presidenza del sig. Georges Blaizot di Parigi, dai numerosi
delegati di ogni paese sono stati molteplici: rileviamo quello della compilazione,
ora già avanzata di un dizionario settilingue dei termini e abbreviazioni
in uso nel linguaggio bibliografico: di particolare importanza inoltre la discussione
circa i modi di ottenere una maggiore uniformità nelle disposizioni
dei vari Paesi regolanti l'esportazione e l'importazione del libro.».
Il "Circolo dei Librai Antiquari Italiani" che contava, rispetto
ai maggiori Paesi un numero esiguo di membri, si assoggettò volontariamente
a non lievi sacrifici affinchè fosse fatto onore agli ospiti, non meno
di quello che era avvenuto nei precedenti congressi a Copenhagen, a Londra,
a Parigi, a Bruxelles e a Ginevra.
Il benvenuto fu dato dal presidente del "Circolo" [Cesare Olschki?]
in francese, in inglese e in italiano nella bellissima Sala del Circolo al
Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica; seguì la visita a un'esposizione
di manoscritti preparata appositarnente, nella Biblioteca Trivulziana, dalla
dott.ssa Santoro, una visita serale alla Pinacoteca di Brera dietro la scorta
della direttrice Dott.ssa Wittgens, un ricevimento del Sindaco di Milano. ».
Per l’XI Congresso dell'ILAB (Monaco, 16-20 settembre 1957) viene realizzato
dal Circolo un numero speciale del "Bollettino" (all'epoca pubblicato
a Torino e diretto da Ada Peyrot) in cui troviamo un esplicito riferimento
alle difficoltà interne che, a un decennio dalla fondazione, affliggevano
l'associazione: «La vie du "Circolo" - vi si legge - n'a pas
toujours été facile, car il a été en but nombreuses
incompréhensions. Toutefois il comprend maintenant la majeure partie
des libraires antiquaires d'Italie, et ne cache plus son expérance de
devenir, dans un prochain avenir, l'Association de tous ceux qui, dans notre
Pays, s'occupent de livres anciens et d'occasion».
Nell'arco dì dieci anni le librerie associate eran salite da 21 a 35
con una crescita tutto sommato lenta e circoscritta che non riflette il forte
rilancio del settore antiquario avvenuto in quegli anni. Varie fonti attestano,
sul finire degli anni Cinquanta e agli inizi degli anni Sessanta, un evidente
sviluppo del settore dopo la crisi della seconda guerra mondiale: lo confermano
la ripresa delle aste librarie, la comparsa di pregevoli cataloghi di vendita,
le diverse e nuove iniziative.
Al riguardo una testimonianza autorevole è offerta da Rodolfo De Mattei
che già nel ‘55 percepiva chiari segnali di un recupero del mercato
del libro "vecchio": « Come da sottoterra, zitto zitto, buono
buono, il libro "vecchio" è risbucato fuori, riappare tra
noi, rifà capolino in piazza, bussa alla nostra porta, raggiunge il
nostro tavolo, si mescola ai libri nuovi (e perfino molti ne scansa), per prendere
posto e spicco fra i nostri oggetti familiari. Dove si fosse rifugiato, nascosto,
eclissato nei torbidi e accidentati anni della guerra e dell’immediato
dopoguerra, è impossibile dire, ma è già significativo,
ed è importantissimo, il fatto che il libro "vecchio" sia
ricomparso, che le librerie antiquarie d'Italia abbiano già ripreso
quella loro funzione che è anche missione: la missione di riaccostarci
alle fonti del passato, di ricongiungerci con antichi testi, atti, per avventura
a dare alimento e stimolo al nostro spirito inquieto. Lasciamo dunque che il
libro "vecchio" ritorni. é un perenne "grande ritorno" che
non può non essere foriero di buoni frutti. Lasciamo che dalle varie
regioni d’Italia, dalla Sicilia come dal Piemonte, dal Lazio come dalla
Romagna, dalla Liguria come dal Veneto, i silenziosi librai antiquari mandino
i loro bollettini, spesso commentati, illustrati e divisi per sezioni alla
cerchia, certo non vastissima, ma neanche troppo ristretta, di amatori del
libro raro.».
Aprono nuove librerie e i cataloghi di vendita sembrano moltiplicarsi («ogni
giorno ricevo una media di tre cataloghi di libri antichi» scrive G.L.
al "Bollettino" del Circolo nel maggio 1960); il mercato in crescita
alimenta le rubriche di desiderata sulle varie riviste del settore quali "Il
Corriere Librario" (nato a Roma nel 1946) e "L'informatore librario" (iniziato
a Bologna nel 1949). Nel 1958 esce a Roma "Il Gazzettino Librario",
direttore responsabile Francesco Scala: come le altre due riviste il mensile è soprattutto
dedicato alle richieste e offerte di libri (nel '61 gli inserzionisti sono
circa 70), cui si aggiungono articoletti e rubriche di modesta portata (alcune
fisse, come "Le pubblicazioni ricevute", altre occasionali come quella
dedicata a "Il libro antico e la sua tenninologia").
Quando nel febbraio 1962 l'Associazione Librai Italiani sospende la pubblicazione
del "Bollettino" quale supplemento alla propria rivista di categoria,
il Circolo decide di appoggiarsi al "Gazzettino Librario" che aveva
offerto la sua convinta collaborazione: a partire da quell'anno cessa perciò la
rivista ufficiale, il "Bollettino", ma troviamo su ogni numero del "Gazzettino" l'elenco
aggiornato e dettagliato delle librerie consociate (attualmente riportate in
apertura di fascicolo) e il "Notiziario" dell'associazione, oggi
limitato al calendario degli appuntamenti internazionali, ma che in passato
ospitava i verbali delle assemblee generali, i programmi dei congressi dell'ILAB
ed altre notizie utili per i soci, configurandosi come l'unica seppure scarna
fonte sulla vita dell'associazione.
Uno spazio costante sul "Gazzettino" era riservato alle norme in
materia di esportazione, come pure agli adempimenti connessi all’IGE
o all’IVA: offrire ai soci un punto di riferimento e di informazione
in materia legislativa e fiscale ha rappresentato infatti l'impegno primario
dell'associazione che si è sempre proposta come interlocutrice delle
autorità amministrative o fiscali anche in difesa degli interessi della
categoria.
Si segnala, a titolo d'esempio, l'azione svolta in occasione dell'approvazione
della legge sull’IVA nel 1970: dopo avere inviato al Ministro delle Finanze
e alle competenti Commissioni parlamentari una relazione sulle istanze della
categoria, l'associazione si rivolse alla Presidenza del Consiglio presentando
un pro memoria («sulla tutela del commercio librario, tramite certo di
cultura, minacciato dal 18% di prossima IVA») e una documentazione sulle
aliquote IVA negli altri paesi del MEC (oscillanti tra il 4 e il 7.5%); un
ulteriore memoriale venne trasmesso anche al Senato. «é inconcepibile
- vi si legge - che, in un Paese così ricco di tradizioni civili e culturali,
il libro d'occasione e antico, strumento di cultura e di studio venga equiparato
nella tassazione agli oggetti di lusso e voluttuari, quali i gioielli, le pellicce
e i liquori.».
Grazie a questa azione pressante il Senato, nella seduta del 6 agosto, approvava
un emendamento a favore del Libro antico riducendo l'aliquota IVA dal 18 al
6%; il senatore Pietro Bargellini, che aveva sostenuto l'associazione, venne
eletto socio onorario.
Le pagine del "Gazzettino" registrano anche l'evoluzione della struttura
associativa: il 2 maggio 1971 l'assemblea generale dei soci approva una nuova
denominazione e il Circolo dei Librai Antiquari si trasforma in Associazione
dei Librai Antiquari d' Italia.
La nuova denominazione rispecchia una volontà di trasformazione da ristretto
circolo di librai in prevalenza centrosettentrionali, in vera associazione
di categoria su base nazionale.
Dal 1972 la sede, che prima era stabilita presso il presidente eletto, viene
fissata a Firenze (in via Jacopo Nardi 6, dove sin dal 1971 si era trasferita
la redazione del "Gazzettino Librario").
Lo statuto dell'Associazione (modificato nel 1963 e nel 1973) circoscrive ora
più realisticamente l’impegno assiciativo alle finalità di «coordinare
tutti gli sforzi e le iniziative per lo sviluppo ed il progresso del commercío
della libreria antiquaria. Stringere legami amichevoli e di solidarietà tra
i librai del mondo intero. Diffondere la conoscenza e l'apprezzamento del libro
antico. Curare gli interessi della categoria».
A fronte di un impegno così limitato si assiste negli anni Settanta
e Ottanta a un maggiore dinamismo dell'associazione: vengono diramate regolari
circolari di informazione sulle norme fiscali e doganali (viene anche progettato
un prontuario di guida nei rapporti con gli uffici fiscali e doganali); viene
potenziata l'azione di informazione sui furti librari; viene istituito un Premio
Annuale di Bibliografia «da assegnarsi al compilatore italiano di un'opera
bibliografica meritevole» (attribuito nel 1972 a Ada Peyrot, nel 1973
a Paolo Arrigoni e nel 1974 ad Alberto Vigevani) in seguito soppresso; viene
potenziata l'organizzazione o la partecipazione a mostre librarie (nel 1971
si svolge a Firenze la prima mostra collettiva patrocinata dall'ALAI, L'Italia
descritta e illustrata dal xi, al xa secolo).
Questo dinamismo trae alimento anche dalla progressiva crescita dell'Associazione:
dai 40 soci del 1962 si passa ai 55 del 1971, ai 61 del 1985, agli 80 del 1988
fino agli oltre 100 soci attuali: indizio di una sostanziale salute del commercio
antiquario, nonostante le ricorrenti denunce di "rarefazione" e di
crisi del mercato.
Il successo anche internazionale della Mostra del Libro Antico di Milano (promossa
nella sua prima edizione proprio dall'ALAI e dalla redazione di "L’Esopo"),
giunta nel 1997 alla sua VII edizione, sembra confermare il buon livello della
libreria antiquaria italiana.
Una maggiore attenzione alla serietà dei membri e un più forte
richiamo alla competenza professionale caratterizzano l'impegno attuale dell'Associazione.
L’ultimo statuto approvato dall'assemblea generale il 16 maggio 1993,
prevede maggiori garanzie per l'ammissione di nuovi soci e istituisce tra gli
organi dell'ALAI anche un collegio di probiviri. Ma soprattutto si modificano,
in modo significativo, le finalità statutarie: «L’Associazione
ha i seguenti scopi: coordinare tutti gli sforzi e le iniziative per sviluppare
il commercio del libro raro e di pregio, antico e moderno, improntandolo a
criteri di serietà e di competenza professionale . Tutelare la dignità professionale
della categoria dei librai antiquari. Stringere legami amichevoli e di solidarietà tra
librai del mondo intero. Diffondere la conoscenza e l'apprezzamento del libro
antico. Curare gli interessi della categoria. Collaborare con i preposti organi
dello Stato, delle Regioni e dei Comuni alla tutela, conservazione e arricchimento
del patrimonio bibliografico nazíonale.».
Flavia Cristiano
Da L'oggetto libro '97, Milano, Edizioni Sylvestre Bonnard, 1997.
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