Dall’oralità alla stampa - 1506

BOIARDO, Matteo Maria (ca 1441-1494). Tutti li libri de Orlando Inamorato. (Venezia, Giorgio de’ Rusconi, 25 ottobre 1506).

 

PRIMA EDIZIONE CINQUECENTESCA del celebre poema cavalleresco di Matteo Maria Boiardo, che è anche la prima edizione sopravvissuta contenente la redazione definitiva in tre libri.

Boiardo cominciò a comporre l’Innamoramento de Orlando, come riportava il titolo originale, intorno al 1476, terminando le prime due parti nel 1482. La terza parte, la cui stesura, iniziata nel 1485, durò quasi dieci anni, restò incompiuta al nono canto a causa della discesa in Italia di Carlo VIII (1494), i cui soldati occuparono anche le terre di cui Boiardo era governatore.

Il poema, prima di essere dato alle stampe, fu recitato dallo stesso autore alle dame e ai cavalieri di corte, a cui era destinato. Man mano che una sezione nuova veniva completata, Boiardo l’affidava allo scriptorium estense per essere copiata e aggiunta al manoscritto di personale proprietà del duca. Il profondo legame compositivo del poema con la pubblica lettura traspare chiaramente dall’iniziale richiesta di silenzio che l’autore rivolge alla platea di uditori, nonché dalla pratica, assai diffusa nell’ambito dei cantari cavallereschi, di anticipare alla fine di ogni canto i contenuti del successivo, al fine di creare un’aspettativa nel pubblico.

Pur rimanendo fedele al fortunatissimo genere cavalleresco di ascendenza carolingia, molto amato in quegl’anni negli ambienti della corte estense, Boiardo privilegiò nel suo poema il tema dell’innamoramento rispetto a quello delle battaglie e dei duelli. Nel corso della stesura l’intreccio passa gradualmente dalle vicende eroiche iniziali ai temi eroticosentimentali del terzo libro, che l’autore desume dalla tradizione cortese e dalla lirica petrarchesca.

La prima edizione dell’Innamoramento de Orlando, di cui non sono sopravvissuti esemplari, dovette apparire a Reggio Emilia o a Modena tra l’estate del 1482 e il febbraio del 1483, quando il duca ne ricevette tre copie in dono dal suo commissario straordinario di guerra, Paolo Antonio Trotti. Il tipografo Piero de’ Piasi lo ristampò a Venezia nel 1487.

Nel 1495 capitò in mano allo stampatore veneziano Simone de Gabis detto Bevilacqua un manoscritto contenente otto canti del terzo libro del poema. Il manoscritto doveva essere lacunoso e la sezione mancante fu fatta colmare da un mestierante.

Nonostante una tiratura di oltre mille copie, nessuna esemplare ci è pervenuto dell’editio princeps del poema nella redazione in tre libri, che fu fatta stampare a Scandiano presso i torchi di Pellegrino de’ Pasquali dalla vedova del poeta, Taddea Gonzaga, intorno alla metà del 1495.

Lo straordinario successo dell’Orlando innamorato è testimoniato non solo dalla rarità delle edizioni quattrocentesche, che andarono a ruba, venendo lette e rilette fino alla consunzione, ma anche dalle numerose ristampe cinquecentesche, prodotte a colpi di “novità” da tipografi come Giorgio Rusconi, Leonardo Vegio, Niccolò Zoppino, Alessandro Bindoni e Maffeo Pasini.

Inoltre nel XVI secolo il poema, come era prassi nell’ambito delle varie saghe cavalleresche, fu continuato da numerosi epigoni. A parte il clamoroso caso di Ariosto, Niccolò degli Agostini tra il 1505 e il 1521 procurò ben sei libri di “giunta” all’Innamorato e il poeta satirico Francesco Berni ne diede un celebre rifacimento (Milano, Andrea Calvo, 1542), nel quale la struttura in ottave dell’originale fu profondamente modificata e vennero aggiunte circa duecentocinquanta nuove ottave.

Nel 1545 (Venezia, Girolamo Scotto) il celebre poligrafo Ludovico Domenichi stampò un’edizione del poema del Boiardo e dei primi tre libri del seguito del Degli Agostini, completamente rivista e toscanizzata sul piano linguistico, che sarebbe divenuta negli anni seguenti quella di riferimento ed avrebbe canonizzato i due testi come unitari fino al primo Ottocento.

Nato nel 1441 a Scandiano (RE), nel feudo di famiglia, da Giovanni Boiardo e Lucia Strozzi, sorella dell’umanista Tito Vespasiano, Matteo Maria Boiardo trascorse la sua giovinezza presso la corte di Ferrara, dove venne allevato nel culto delle lettere classiche, della poesia e delle arti. La morte in rapida successione del padre, che perse all’età di nove anni, del nonno e dello zio paterno lo costrinsero, appena diciannovenne, ad occuparsi personalmente della gestione del feudo.

Tenuto in gran conto dal duca d’Este, Boiardo ricevette vari incarichi di rappresentanza. Una passione amorosa giovanile per la gentildonna Antonia Caprara ispirò al Boiardo i versi del canzoniere (1469-76), gli Amorum libri, composti da tre libri formati ciascuno da cinquanta sonetti e dieci componimenti di metro diverso, di chiara impronta petrarchesca (prima edizione: Reggio Emilia, Francesco Mazali, 1499).

Nel 1476, scampato ad un tentativo di avvelenamento, si trasferì stabilmente a Ferrara, quale familiare stipendiato di Ercole I. Nel 1480, a un anno di distanza dal matrimonio con una nobildonna di Novellara, Boiardo venne nominato governatore di Modena. Sette anni dopo passò al governatorato di Reggio Emilia, dove morì il 19 dicembre del 1494.

 

Descrizione fisica. Un volume in 4to di cc. 279 non numerate. Con 39 vignette impresse in legno nel testo, in parte più volte ripetute per un totale di 75 figure, compresa quella sul frontespizio, che è tratta dal grande Livio giuntino del 1493. L’edizione, ristampata da Rusconi nel 1511 e nel 1513, contiene anche il quarto libro di “giunta” di Nicolò degli Agostini, il cui nome tuttavia non compare.

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010