Il “galateo” della conversazione - 1574

GUAZZO, Stefano (1530-1593). La civil conversatione. Brescia, Vincenzo Sabbio per Tommaso Bozzola, 1574.

 

PRIMA EDIZIONE di questo celebre trattato sull’arte della conversazione, sorta di “galateo” del dialogo pensato come modello e repertorio di argomenti e modi del perfetto discorso cortigiano ed accademico.

Dopo la seconda edizione ampliata del 1579, l’opera fu ristampata fino alla metà del Seicento per ben quarantatre volte solo in Italia e fu tradotta in latino, inglese, francese e tedesco. La sua influenza, soprattutto nell’Inghilterra elisabettiana, fu enorme.

Dedicata a Vespasiano Gonzaga, La civil conversatione si compone di quattro libri e vede come interlocutori Guglielmo Guazzo, fratello dell’autore, e il medico Annibale Magnocavallo. Essa compendia mirabilmente la tradizione rinascimentale delle opere comportamentali, come quelle di G. Della Casa e B. Castiglione, elogiando la discrezione e la misura e celebrando l’ideale di aristocratica armonia fondata sulla tradizione umanistica, sul vivere civile e sul rispetto dell’ordine costituito.

La maggior parte dell’opera è dedicata all’esposizione di una vera e propria fenomenologia della conversazione in tutte le sue modalità e combinazioni: pubblica, privata, tra amici, tra giovani, tra vecchi, tra letterati, tra nobili, tra plebei, tra padre e figlio, ecc.

Originario di Casale Monferrato (AL), Stefano Guazzo, compiuti gli studi di diritto a Pavia sotto Andrea Alciati, entrò al servizio dei Gonzaga. Al seguito di Ludovico rimase per sette anni in Francia, dal 1554 al 1561. Tornato in Italia, lavorò per Margherita Paleologa, madre del duca Guglielmo. Svolse poi alcune missioni diplomatiche, sempre per conto dei signori di Mantova. Nel 1561 fondò l’Accademia degli Illustrati, alla quale partecipò con il nome di Elevato. Nel 1586 pubblicò a Venezia i Dialoghi piacevoli, composti sulla scia dello straordinario successo de La civil conversatione. Nel 1589 si trasferì a Pavia, dove prese parte ai lavori dell’Accademia degli Affidati e curò l’edizione delle proprie Lettere. Morì a Pavia il 6 dicembre del 1593.

 

Descrizione fisica. Un volume in 4to di cc. (10), 225, 1 bianca. Marca tipografica al titolo ed in fine.

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010