Il genio italiano plasmato dalla Chiesa - 1843

GIOBERTI, Vincenzo (1801-1852). Del primato morale e civile degli Italiani. Bruxelles, Dalle stampe di Meline, Cans e Compagnia, 1843.

 

PRIMA EDIZIONE. Cominciata nel 1842 come breve dissertazione sul papa e sull’Italia, l’opera divenne, strada facendo, un ponderoso trattato in due volumi. La prima edizione, tirata a millecinquecento esemplari, andò presto esaurita. L’autore provvide allora, tra il 1844 e il 1845, ad allestirne una nuova, che apparve sempre a Bruxelles con una nuova lunga introduzione intitolata Prolegomeni del Primato.

L’opera intende definire e delineare i tratti tipici degli Italiani. Plasmato da fattori naturali (la posizione geografica e la mescolanza di etnie) e da fattori storici (il carattere federativo dell’Impero romano), il genio italiano deve la sua configurazione nazionale all’azione non solo religiosa e morale, ma anche temporale e politica del Papato. L’Italia, nuova Israele, in quanto nazione religiosa per eccellenza, riveste il compito storico di conservare e redimere la civiltà europea, che ha le sue origini proprio nella cristianità. Dal momento che l’azione del papa ha permesso nei secoli la costruzione di un’identità italiana, secondo Gioberti, spetta a quest’ultimo la guida verso la riunificazione. Il pontefice deve tornare ad assumere il ruolo di capo civile della nazione, sotto forma presidenziale o dogale, nel contesto di una confederazione dei maggiori stati italiani, in cui il controllo militare deve essere affidato al Piemonte.

Vincenzo Gioberti, torinese, si laureò in teologia nel 1823. Due anni dopo prese gli ordini e nel 1826 fu nominato cappellano di corte. Fu in corrispondenza con G. Leopardi e A. Manzoni. Accusato di ateismo e di congiura politica, fu incarcerato e mandato in esilio. Visse a Parigi e a Bruxelles per oltre quattordici anni. Al suo rientro, nel 1848, fece un viaggio per l’Italia, durante il quale fu ovunque accolto con grande entusiasmo e calore. Negli anni seguenti rivestì importanti incarichi di governo nel regno sabaudo, tra cui la presidenza del consiglio. Dopo la pubblicazione del polemico Del rinnovamento civile d’Italia (1851), fu coinvolto in varie dispute, in particolare quella contro i Gesuiti, e fu estromesso da ogni carica. Nel 1852 il Sant’Uffizio condannò tutti i suoi scritti. Morì a Parigi il 26 ottobre del 1852.

 

Descrizione fisica. Due volumi in 8vo di pp. (4), XXXVI, 443 + (4), 576. Alcuni esemplari recano il ritratto dell’autore in antiporta.

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010