Il maggior petrarchista del Quattrocento - 1472

CONTI, Giusto de’ (1403-1449). La bella mano. [Bologna], (Scipione Malpigli, 1472).

 

PRIMA EDIZIONE della più influente raccolta di poesia petrarchesca del Quattrocento.

Trasmessa da una cospicua tradizione manoscritta e, dopo l’editio princeps bolognese, ristampata a Venezia nel 1474, nel 1492 e nel 1531 e poi nuovamente a Parigi nel 1589 per le cure di Jacopo Corbinelli, La bella mano fu composta intorno al 1440. Essa contiene centocinquanta componimenti, per lo più sonetti, dedicati ad una donna bolognese chiamata Isabetta.

Il nome della raccolta viene dal fatto che l’autore menziona più volte le mani della sua amata. Per il suo tono leggiadro ed elegiaco, il canzoniere di Giusto de’ Conti godé di grande prestigio non solo nelle corti del nord, ma anche a Firenze e Napoli. Per il suo purismo petrarchesco e per la sua perfetta lingua toscana, La bella mano ebbe una certa influenza sul canone di Pietro Bembo.

Poco si sa della vita di Giusto de’ Conti, originario di Valmontone, ma nato forse a Roma. Studiò diritto, probabilmente a Bologna. Tra il 1438 e il 1440 fu a Firenze al seguito di Eugenio IV. Nel 1446 fu nominato tesoriere pontificio nella Marca anconetana. Mediatore fra Sigismondo Pandolfo Malatesta e Federico da Montefeltro, seguì quest’ultimo a Rimini in veste di consigliere, giudice ed uditore. Morì a Rimini il 19 novembre del 1449.

 

Descrizione fisica. Un volume in 8vo di cc. (74). La carta 71 è bianca.

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010