Il maggior poeta neoclassico italiano - 1763

[PARINI, Giuseppe (1729-1799)]. Il Mattino poemetto . (Milano, Antonio Agnelli, 1763).

 

PRIMA EDIZIONE della prima redazione del Mattino.

Esso costituisce la prima parte del celebre poema Il Giorno, del quale fanno parte anche il Mezzogiorno, stampato per la prima volta nel 1765 (Milano, Giuseppe Galeazzi) e la Sera uscita a frammenti a partire dal 1766 e poi rielaborata e divisa in quelle che sarebbero dovute essere le due sezioni conclusive, il Vespro e la Notte, le quali tuttavia apparvero solamente postume ed incompiute all’interno della prima edizione delle Opere (Milano, Genio Tipografico, 1801-‘04). La prima edizione a recare il titolo Il Giorno fu data invece a Parma da Luigi Mussi nel 1805.

Il continuo lavoro di rifacimento, cui il Parini sottopose le ultime due parti del poema, si esercitò negli anni anche sulle prime due, finendo per privarle di quella spontaneità creativa che caratterizza la loro prima reda-

zione. Non essendovi manoscritti superstiti antecedenti la data della prima edizione, l’editio princeps del Mattino costituisce il documento principale per la ricostruzione testuale della prima redazione del poema.

Scritto in versi sciolti, esso manifesta al meglio le caratteristiche della poesia neoclassica pariniana, sempre permeata da una sottile ironia, da alcuni definita “sentimentale”, che non diventa mai sferzante.

L’autore descrive la giornata tipo di un giovane signore della nobiltà milanese, che passa tutta la sua vita nell’ozio e nel disprezzo per ogni attività umana che non siano le feste e il gioco. La satira sociale si attiva grazie al contrasto fra il linguaggio, a tratti aulico e ricco di riferimenti mitologici, e la realtà dimessa e quotidiana che viene descritta.

Giuseppe Parini, nato a Bosisio, fu mandato giovinetto a studiare a Milano presso una vecchia zia novantenne. Dopo la scomparsa di quest’ultima, lo raggiunsero a Milano anche i genitori, che nel frattempo avevano subito la perdita degli altri nove figli. Studente presso la scuola dei Bernabiti di S. Alessandro, egli ebbe inizialmente una difficile carriera scolastica (la salute cagionevole, la modesta origine provinciale e la povertà ne condizionarono il rendimento), ma presto si rese conto delle proprie qualità, sviluppando un carattere autonomo ed indipendente.

Nel 1752 pubblicò la sua prima raccolta diversi, Alcune poesie di Ripano Eupilino. La fama acquisita grazie ad essa gli permise di essere ammesso l’anno successivo nell’Accademia dei Trasformati che, riportata agli antichi splendori dal conte Giuseppe Maria Imbonati, era frequentata dagli spiriti più innovativi del tempo, tra cui Pietro Verri e Cesare Beccaria.

Nel 1754 Parini fu ordinato sacerdote ed entrò al servizio dei duchi Serbelloni in qualità di precettore. Se ne allontanò otto anni dopo per un atto di sdegno della duchessa che aveva schiaffeggiato la figlia di un servitore. Visse quindi sempre in relativa povertà. Nel 1769 gli fu affidata la redazione della “Gazzetta di Milano”. L’anno seguente ottenne la cattedra di eloquenza presso le scuole Palatine dei Gesuiti, trasferite poi nel ginnasio di Brera dopo la soppressione dell’ordine (1773).

Nel 1777 entrò nella colonia insubre dell’Arcadia con il nome di Darisbo Elidonio. Dopo l’arrivo dei Francesi nel 1796, egli ebbe alcuni incarichi nella municipalità, dai quali per sua volontà fu presto dispensato. Morì a Milano nel 1799.

Oltre ad altre opere minori, Parini ci ha lasciato diciannove Odi, composte durante tutto l’arco della sua vita.

 

Descrizione fisica. Un volume in 8vo di pp. 2 bianche, 62, 2 bianche. Di questa prima edizione esistono tre diverse tirature o emissioni. La seconda, piuttosto simile alla prima nella composizione del testo, è facilmente distinguibile perché nel colophon reca impresso «Edizione seconda». La terza invece non reca alcuna indicazione del genere e si distingue solamente per alcune macroscopiche differenze nella composizione testuale: in particolare la dedica Alla Moda fu ristampata con caratteri tipografici più grandi e presenta quindi un minor numero di lettere per riga.

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010