Il maggior poligrafo italiano del Settecento - 1791-1794

ALGAROTTI, Francesco (1712-1764). Opere. Venezia, Carlo Palese, 1791-1794.

 

TERZA EDIZIONE delle Opere di Francesco Algarotti, curata da Francesco Aglietti e considerata come la più completa e la più accurata tra le stampe antiche dei suoi scritti. La prima edizione, apparsa a Livorno in otto volumi presso Marco Coltellini tra il 1764 e il 1765, fu promossa dall’autore, ma la morte, che lo colse nel maggio del 1764, gli impedì di portarla a termine. Tra l’edizione livornese e quella veneziana è da porre poi una stampa uscita a Cremona dai torchi di Lorenzo Manini in dieci volumi (1778-1784).

La raccolta comprende, tra le altre cose, il Neutonianismo per le dame, stampato per la prima volta nel 1737 (qui ribattezzato Dialoghi sopra l’ottica neutoniana), per esempio di divulgazione scientifica pensata esclusivamente per le donne; i testi linguistici Saggio sopra la lingua francese e Saggio sopra la necessità di scrivere nella propria lingua, che contengono un paragone storico fra il francese e l’italiano e si basano sull’idea di lingua come espressione del genio di un popolo; il celebre saggio Sopra la pittura (1756 e 1762), che, oltre ad enunciare i requisiti necessari ad un buon pittore e a discutere da un punto di vista estetico dell’essenza della pittura, definisce i gusti dell’autore, avverso al manierismo e al barocco; il saggio Sopra l’architettura (1756), nel quale Algarotti recupera le idee del suo maestro Carlo Lodoli; il Saggio sopra l’opera in musica, apparso per la prima volta nel 1755 e poi nuovamente nel 1763 con alcune modifiche, fondamentale trattato dedicato alla scenografia, all’architettura e alla prassi del melodramma.

Francesco Algarotti nacque a Venezia da una nobile e facoltosa famiglia. Allievo a Venezia di Carlo Lodoli e a Bologna di Eustachio Manfredi e Francesco Maria Zanotti, egli fu avviato allo studio della letteratura e delle arti figurative, ma apprese anche i rudimenti dell’astronomia e della fisica. Tra il 1733 e il 1738, viaggiò per l’Europa, facendo tappa soprattutto a Parigi, dove divenne intimo di Maupertius, e a Londra, dove imparò l’inglese e conobbe Alexander Pope.

Nel 1739 s’imbarcò su una galea inglese diretta in Russia attraverso il Baltico. Egli scrisse poi una relazione sul suo soggiorno russo, intitolata Viaggi di Russia e pubblicata per la prima volta nelle Opere. Sulla via del ritorno fece tappa a Berlino, dove il principe ereditario di Prussia, il futuro Federico II, lo volle tenere presso di sé, impiegandolo tra l’altro in alcune missioni diplomatiche.

Dal 1742 al 1746 Algarotti fu invece al servizio dell’elettore di Sassonia Augusto III, dal quale fu incaricato di raccogliere opere d’arte per la Galleria di Dresda. Nel 1746 fece ritorno alla corte di Federico II, che lo nominò cavaliere dell’Ordine del Merito. Nei sette anni in cui rimase a Berlino, Algarotti, oltre ad aver commercio con Voltaire e gli altri letterati e scienziati presenti a corte, compose varie opere, fra cui alcuni interessanti testi di arte militare, poi raccolti nelle Opere.

Dopo il rientro in Italia nel 1753, egli visse prima a Venezia, quindi a Bologna, dove fondò l’Accademia degli Indomiti, infine a Pisa, dove s’era trasferito per poter attendere all’edizione collettiva dei suoi scritti.

Algarotti fu il maggior rappresentante italiano di quel tipo di intellettuale cosmopolita e “da salotto”, che a metà Settecento si andò affermando anche nel nostro paese sulla scia del modello francese. Uomo di mondo, rispettato ed onorato presso le corti di Prussia e di Sassonia, egli fu in contatto epistolare con tutti i maggiori letterati del tempo, rimanendo così sempre aggiornato sulle novità del mondo dei dotti. Algarotti fu inoltre un fine critico musicale e uno stimato esperto d’arte. Oltre ai pezzi da lui acquistati per conto dei suoi committenti, egli si formò anche una notevole collezione personale, formata da circa duecento quadri di pittori contemporanei come G.B. Tiepolo, Canaletto, F. Galli-Bibiena, S. Ricci, C. Maratta e W. Hogarth, della quale Giovanni Antonio Selva nel 1776 redasse un catalogo.

 

Descrizione fisica. Diciassette volumi in 8vo. Ogni tomo è corredato da un frontespizio inciso fuori testo e da testatine e finalini calcografici, per lo più sottoscritti da Francesco Novelli e Raffaello Morghen. Vol. I (Memorie e poesie, 1791): pp. 1 bianca, (7), XIX, (5), CXXXV, (9), 200 con 2 tavole f.t., tra cui il ritratto dell’Algarotti inciso da Raffaello Morghen su disegno di Francesco Mingardi dal quadro Jean-Étienne Liotard; Vol. II (Dialoghi sopra l’ottica neutoniana, 1791): pp. 424 e 1 tavola f.t. più volte ripiegata; Vol. III (Saggi sopra le belle arti, 1791): pp. 474, 2 bianche; Vol. IV (Saggi sopra differenti soggetti, 1791): pp. 558, 2 bianche; Vol. V ( Opere militari , 1791): pp. 455, 1 bianca; Vol. VI (Viaggi di Russia, Il congresso di Citera, Vita di Stefano Benedetto Pallavicini, 1792): pp. 399 [i.e. 401], (3); Vol. VII (Pensieri diversi sopra materie filosofiche e filologiche, Lettere di Polianzio ad Ermogene intorno alla traduzione dell’Eneide del Caro , 1792): pp. 396; Vol. VIII (Lettere sopra la pittura, 1792): pp. 400; Vol IX (Lettere varie parte prima, 1792): pp. 366, (2); Vol. X (Lettere varie parte seconda, 1792): pp. 398, (2); Vol. XI (Carteggio inedito, parte prima, lettere italiane, 1794): pp. 406, (2); Vol. XII (Carteggio inedito, parte seconda, lettere italiane, 1794): pp. 446, (2); Vol. XIII (Carteggio inedito, parte terza, lettere italiane, 1794): pp. 427, 1 bianca, (1), 3 bianche; Vol. XIV (Carteggio inedito, parte quarta, lettere italiane, 1794): pp. 445, (3); Vol. XV (Carteggio inedito, parte quinta, lettere francesi, 1794): pp. 384, (2), 2 bianche; Vol. XVI (Carteggio inedito, parte sesta, lettere francesi, 1794): pp. 433, (3); Vol. XVII (Carteggio inedito, parte settima, lettere francesi, 1794): pp. 522, (22).

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010