Il maggior romanzo pastorale del Rinascimento - 1504

SANNAZARO, Jacopo (1457-1530). Arcadia. (Napoli, Sigismundo Mayr per Pietro Summonte, marzo 1504).

 

PRIMA EDIZIONE AUTORIZZATA dall’autore di questo celebre romanzo pastorale in prosa e in versi, che per almeno due secoli costituì uno dei maggiori successi letterari europei. Per limitarsi all’Italia esso fu ristampato per oltre settanta volte nel corso del solo Cinquecento.

Già a partire dal 1480 Sannazaro, riallacciandosi alla tradizione bucolica fiorentina, aveva composto alcune egloghe sciolte, che furono successivamente incorporate nell’Arcadia. Tra il 1483 e il 1486 egli realizzò una prima stesura dell’opera, che comprendeva un prologo, dieci prose (aventi la funzione di fornire la struttura di fondo del libro) e dieci componimenti poetici fra sestine, canzoni ed egloghe. Questa prima redazione ebbe un’ampia diffusione manoscritta e fu più volte stampata clandestinamente.

Nel 1496 Sannazaro tornò sull’Arcadia: ne rivide il testo, eliminando latinismi e dialettismi, vi aggiunse due prose, due poesie ed un epilogo e limò i propri versi per conformarli maggiormente al modello petrarchesco. Nel 1504, mentre si trovava in Francia, benché fosse ancora insoddisfatto della sua opera, decise di affidarla all’amico Pietro Summonte perché la desse ufficialmente alle stampe.

Napoletano di nobile famiglia, dopo l’infanzia passata a San Cipriano Piacentino, Jacopo Sannazaro fece ritorno a Napoli nel 1475 ed entrò poco dopo nella celebre Accademia Pontaniana con il nome di Actius Syncerus, legandosi di profonda amicizia con Giovanni Pontano. Nel 1481 fece il suo ingresso a corte. Prima fu al servizio di Alfonso, duca di Calabria, quindi di Federico, al quale rimase sempre fedelissimo.

Dopo la definitiva cacciata degli Aragonesi nel 1501, Sannazaro seguì il suo re in esilio in Francia, per fare ritorno a Napoli solo nel 1505 dopo la morte di quest’ultimo. Per il resto della sua vita egli visse ritirato in una villa presso Mergellina, dove morì nel 1530.

Sannazaro fu insieme a Pontano il maggior esponente dell’umanesimo napoletano. Tra le altre cose, egli compose un poema in latino, il De partu Virginis (1526), e cinque Eglogae piscatoriae. Il suo canzoniere, rimasto incompiuto, fu pubblicato postumo nel 1530 con il titolo Sonetti e canzoni. L’edizione fu curata dalla sua amante Cassandra Marchese, cui egli aveva affidato i propri manoscritti.

 

Descrizione fisica. Un volume in 4to di cc. 98 non numerate.

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010