Il maggior trattato italiano sulla moneta del Settecento - 1750

[GALIANI, Ferdinando (1728-1787)]. Della moneta libri cinque. Napoli, Giuseppe Raimondi, 1750 [i. e. 1751].

 

PRIMA EDIZIONE di questo importante trattato sulla moneta che fu pubblicato anonimo per ragioni di sicurezza. Per ampiezza, organicità e originalità, Della moneta supera di gran lunga tutte le opere sull’argomento apparse fino a quella data.

Esso discute del valore delle monete in rapporto alla quantità di metallo prezioso in esse contenuto e del vantaggio di diminuire quest’ultimo senza causare una perdita di valore del conio. Secondo Galiani, la politica monetaria deve avere come obiettivo prioritario la crescita economica e produttiva, anche a costo di pesanti svalutazioni. L’opera anticipa inoltre molte delle teorie sul valore dei beni, calcolato in base alla loro utilità, rarità e «fatica» (ossia al lavoro necessario per produrli), che sarebbero poi state sviluppate nel corso dell’Ottocento.

Dopo l’iniziale successo del libro, promosso dall’autore nel 1751 durante un viaggio da lui compiuto attraverso la penisola, Della Moneta fu ristampato varie volte a partire dal 1780, ma la sua influenza all’estero rimase abbastanza limitata a causa della mancanza di traduzioni.

Ferdinando Galiani, originario di Chieti, nel 1735 si trasferì a Napoli presso lo zio paterno, che era cappellano maggiore del Regno.

Nella città partenopea compì i propri studi, interessandosi principalmente di economia, ed ebbe la possibilità di conoscere eminenti personalità quali G.B. Vico, D. Sanseverino, F. Serao e B. Intieri. Dopo la pubblicazione di Della Moneta, prese gli ordini e cominciò ad interessarsi degli scavi di Ercolano.

Nel 1759 fu nominato da B. Tanucci segretario d’ambasciata a Parigi, carica che mantenne per circa dieci anni, svolgendo vari compiti diplomatici. Nella capitale francese egli prese a frequentare i più importanti salotti letterari, dove era molto apprezzato per le sue eccezionali doti di conversatore, e divenne intimo di intellettuali del calibro di P.-H. d’Holbach, C.-A. Hélvetius, J.-B. d’Alembert e D. Diderot.

Da Parigi Galiani seguì con attenzione la crisi granaria napoletana del 1763, giungendo ad abbracciare posizioni liberiste sulla base del confronto con la situazione francese. Nel 1765, durante un breve soggiorno a Napoli, conseguì la laurea in diritto civile. Rientrato in Francia, scrisse un dialogo sul commercio del grano, affidandone il manoscritto originale a Diderot perché lo rivedesse o lo facesse pubblicare. L’opera, che fece molto scalpore, vide la luce nel 1770 con il titolo Dialogues sur le commerce des bleds.

Dopo il rientro a Napoli, Galiani svolse numerosi incarichi nella pubblica amministrazione e si dedicò a molteplici interessi culturali, come testimoniano l’opera buffa Socrate immaginario, musicata da G. Paisiello, e il saggio Del dialetto napoletano. Morì a Napoli il 30 ottobre del 1787.

 

Descrizione fisica. Un volume in 4to di pp. (16), 370, (6).

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010