Il maggior trattato rinascimentale di architettura militare - 1599

DE MARCHI, Francesco (1504-1576). Della architettura militare… libri tre. Nelli quali si descrivono li veri modi, del fortificare, che si usa a’ tempi moderni. Con un breve, et utile trattato, nel quale si dimostrano li modi del fabricar l’artigliaria, et la prattica di adoperarla, da quelli che hanno carico di essa . Brescia, Comino Presegni per Gaspare dall’Oglio, 1599.

 

PRIMA EDIZIONE del più esaustivo trattato di fortificazioni del Rinascimento, che fu pubblicato postumo per le cure di Gaspare dall’Oglio. L’opera, cominciata intorno al 1542, andò crescendo di dimensioni, man mano che l’autore compiva nuove esperienze e apprendeva nuove tecniche costruttive.

Oltre a raccogliere il testo in vari manoscritti, De Marchi realizzò modellini dei suoi progetti e fece incidere in rame le sue invenzioni. Le tavole ebbero una prima diffusione mentre l’autore era ancora in vita, quindi una trentina di esse vennero raccolte dopo la sua morte in un volume privo di testo (Architettura militare di Francesco Marchi), che uscì senza note tipografiche, ma fu probabilmente stampato a Venezia da Francesco de Franceschi nel 1577.

Vent’anni dopo il bolognese Gaspare dall’Oglio riuscì a mettere le mani sui rami originali e pubblicò a Brescia presso Gaspare Lolli un volume comprendente centosessantasei tavole, precedute da un frontespizio recante la dedica dell’editore a Vincenzo Gonzaga. Due anni più tardi il Dall’Oglio trovò anche uno dei manoscritti originali del De Marchi e con il titolo Della architettura militare diede alle stampe la prima edizione completa del testo e delle tavole. De Marchi, esperto artigliere ed architetto militare, fu un grande innovatore e, in quanto tale, fu ampiamente imitato e “saccheggiato” da coloro che si occuparono della materia dopo di lui. Molti dei suoi disegni finirono nelle mani di altri ingegneri, soprattutto del Nord Europa, che le pubblicarono a loro nome. Egli seppe ideare nuovi e complessi sistemi difensivi e, per quanto riguarda l’attacco, quello che un secolo dopo fu conosciuto come “sistema Vauban”, non era altro in realtà che un’invenzione del De Marchi lievemente modificata.

Il presente trattato, divenuto rarissimo già nel Seicento, fu ristampato a Roma nel 1810, in cinque volumi in folio massimo, da Luigi Marini, che lo accompagnò con un ricchissimo ed importante commento, che segna l’inizio della moderna storiografia sull’architettura militare.

Francesco De Marchi nacque a Bologna da una famiglia di origine cremasca. Lasciata in giovane età la sua città natale, nel 1531 entrò al servizio del duca di Firenze, Alessandro de’ Medici. Nel 1535 si trasferì a Roma e cominciò lo studio dell’architettura civile e militare. Nel luglio dello stesso anno s’immerse con una sorta di rudimentale scafandro nel lago di Nemi per studiare e prelevare pezzi di una nave romana: l’episodio è dettagliatamente raccontato nel trattato.

Dopo l’assassinio di Alessandro, nel 1538 passò al servizio dei Farnese. Curioso osservatore delle antichità romane, membro dell’Accademia dei Virtuosi e sodale del gruppo di architetti e artisti di cui si era contornato papa Paolo III, tra il 1542 e il 1548 egli prese parte ai lavori di ampliamento e consolidamento della cinta muraria di Roma. Aiutò inoltre Leonardo Bufalini a compiere i rilevamenti necessari per disegnare la pianta della città, che fu poi incisa e pubblicata per la prima volta nel 1551.

Nel 1550 De Marchi seguì Ottavio Farnese a Parma. Con il titolo di capitano, egli rilevò il perimetro della città e suggerì alcuni interventi da operare per la sua difesa. Fu inoltre incaricato della fonderia dei cannoni ducali. A questo periodo risale il Breve et utile trattato, nel quale si dimostra di fabricar l’artigleria, che fu poi inserito come libro quarto nell’edizione postuma del trattato.

Nel 1554, durante un viaggio in Inghilterra per le nozze del futuro Filippo II con Maria Tudor, De Marchi offrì al primo un manoscritto della sua opera. Nel 1559, al seguito di Margherita, nominata reggente dei Paesi Bassi dal fratello Filippo II, si recò a Bruxelles. Rimase nelle Fiandre per otto anni, cercando inutilmente di pubblicare i suoi progetti e influenzando fortemente gli architetti del posto.

Al rientro in Italia nel 1568, egli visse, sempre al seguito di Margherita, nei feudi abruzzesi di quest’ultima. Morì a L’Aquila nel 1576.

Oltre che architetto militare e civile, De Marchi fu maestro di ballo e di equitazione, inventore di carri e di apparati scenografici e cronista di avvenimenti di corte: pubblicò vari resoconti di feste e di entrate, tutti di grande rarità.

 

Descrizione fisica. Un volume in folio reale. Esistono almeno due tirature di questa prima edizione bresciana. La prima reca i dati tipografici sopra indicati ed è priva di dedica. Il volume si compone di cc. (6), 279, pp. 22, 2 bianche e 4 tavole fuori testo a piena pagina. Incluse nella paginazione vi sono 157 tavole calcografiche, numerate CLXI, di cui 50 sono a piena pagina, le restanti su doppia pagina. In alcuni esemplari vi sono poi 9 tavole doppie fuori testo poste alla fine del terzo libro. La tavola LXXVIII si trova a volte bianca, a volte contiene una veduta dell’assedio di Malta incongrua rispetto alla didascalia, a volte ancora riporta la figura corretta, mentre la tavola con l’assedio di Malta è cucita fuori testo. Dopo questa prima tiratura Dall’Oglio continuò a introdurre piccole modifiche nel libro: il che giustifica come ogni esemplare sia lievemente diverso dall’altro. In alcune copie figura una dedica dell’editore al Principe e alla Signoria di Venezia datata novembre 1599. Nella seconda tiratura il frontespizio, rifatto con l’introduzione al centro delle armi del nuovo dedicatario Vincenzo Gonzaga, fu cambiato in Della architettura militare libri quattro, accogliendo in questo modo sul titolo la denominazione che già appariva all’inizio del capitolo sull’artiglieria, chiamato appunto quarto. Il frontespizio è poi privo di dati tipografici: l’unica data è quella posta in calce alla nuova dedica, che recita 12 maggio 1600. L’opera fu ristampata anche nel 1603 e nel 1609 senza sostanziali modifiche.

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010