Il padre della poesia burlesca - 1555

BERNI, Francesco (1497-1535). Il primo libro delle opere burlesche di M. Francesco Berni, di M. Gio. della Casa, del Varchi, del Mauro, di M. Bino, del Molza, del Dolce, e del Firenzuola. Firenze, Bernardo Giunta, 1548. (segue:) Il secondo libro dell’opere burlesche di M. Francesco Berni, del Molza, di M. Bino, di M. Lodovico Martelli, di Mattio Francesi, dell’Aretino, et di diversi autori. Firenze, eredi di Bernardo Giunta, 1555.

 

LA PIÙ COMPLETA EDIZIONE ANTICA delle opere di Francesco Berni, stampata per le cure di Anton Francesco Grazzini detto il Lasca.

Berni giunse a pubblicare solo poche delle sue opere mentre era in vita. Negli anni seguenti la sua morte videro la luce le prime affrettate edizioni dei suoi componimenti, unitamente a quelli dei suoi imitatori (Sonetti, Ferrara, 1537; Tutte le opere del Bernia in terza rima, Venezia, 1538; I capitoli del Mauro e del Bernia, Venezia, 1537; Le terze rime del Bernia e del Mauro, Venezia, 1537). Il Lasca ebbe il merito di accrescere il corpus berniano e di elevarne il prestigio poetico, proponendolo come classico modello di stile.

Toscano d’origine (era nato a Lamporecchio vicino Pistoia) e d’inclinazione, Francesco Berni ereditò la maldicenza e l’impeto verbale della tradizione quattrocentesca della pasquinata, che anche Pietro Aretino portava avanti in quegl’anni nella Roma medicea. Egli codificò, insieme a Giovanni Mauro, un nuovo genere di poesia comica, la poesia burlesca, il cui metro principe era il capitolo ternario. La sua tipologia più diffusa divenne quella dell’elogio paradossale, del componimento in lode di oggetti o situazioni comiche, negative o assurde. I motivi prediletti dal Berni e dai suoi numerosi imitatori furono, oltre quelli a sfondo sessuale, tutti quelli inerenti la sfera del cibo e, sul versante opposto, dell’incontinenza.

Accanto a questo genere, che soppiantò nel corso del Cinquecento ogni altro genere comico, propagandosi a macchia d’olio, Berni sviluppò anche una poesia satirica, basata sul vituperio e l’attacco ad personam.

Cresciuto in giovinezza a Firenze, nel 1517 Francesco Berni si trasferì a Roma, dove visse da cortigiano, godendo della protezione del cardinale e raffinato letterato Bernardo Dovizi da Bibbiena, che era anche suo lontano parente. Nel 1524 passò al servizio del datario apostolico e futuro vescovo Gian Matteo Giberti, al cui seguito rimase per molti anni. Nel 1526 pubblicò il Comento alla Primiera, un testo paradossale in prosa intorno al fortunato capitolo della Primiera modellato sulla falsariga del commento erudito, e il Dialogo contra i poeti, in cui condanna senza appello i poeti cortigiani.

Dopo il Sacco di Roma del 1527, Berni seguì il Giberti a Verona. Negl’anni seguenti, fino circa al 1531, si dedicò al celebre rifacimento dell’Orlando innamorato del Boiardo, che tuttavia, o a causa di pressioni politico-religiose o per l’ostilità del suo più acerrimo nemico, Pietro Aretino, non riuscì a pubblicare. Le edizioni a stampa uscirono quindi postume e contengono varie parti spurie, che sono state solo recentemente identificate.

Nel 1532 Berni entrò al servizio di Ippolito de’ Medici, insieme al quale si recò in Francia per attendere alle nozze di Caterina de’ Medici. Rientrato a Firenze nel 1533, nell’ultimo periodo visse prevalentemente nel Mugello. Morì nel 1535, pare per avvelenamento, essendo finito invischiato nelle trame ordite per la successione di Clemente VII.

Già nel 1546 la magistratura veneziana degli Esecutori contro la bestemmia sequestrò le edizioni Navò delle opere del Berni (apparse fra 1537 e il 1540). Successivamente con l’Index romano dei libri proibiti arrivò la condanna ufficiale di tutta la sua opera.

 

Descrizione fisica. Due volumi in 8vo di pp. (16), 293 + carte (4), 187, (1).

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010