Il pił importante trattato di ottica del Cinquecento -1611

MAUROLICO, Francesco (1494-1575). Photismi de lumine, et umbra ad perspectivam, et radiorum incidentiam facientes. Diaphanorum partes, seu libri tres. Napoli, Tarquinio Longo, 1611.

 

PRIMA EDIZIONE di questa fondamentale opera di ottica che, composta tra il 1521 e il 1555, apparve postuma a più di trent’anni di distanza dalla morte dell’autore. Nonostante la sua grande importanza, essa ebbe una scarsa circolazione e passò fra i suoi contemporanei quasi inosservata.

Accompagnato dalle note di Cristoforo Clavio, il libro si compone di due parti e giunge a conclusioni sorprendentemente vicine a quelle espresse da J. Kepler nel 1604 nei Paralipomena ad Vitellionem, tanto che qualcuno ha ipotizzato che quest’ultimo possa aver avuto sotto mano una copia manoscritta dell’opera del Maurolico.

Atipici nel panorama cinquecentesco, i Photismi discutono tutti gli aspetti dell’ottica e della visione: l’illuminazione dei fasci in condizioni diverse, la formazione delle ombre, la riflessione su specchi piani e sferici, l’arcobaleno, la rifrazione su sfere, su prisma e su lamine. Trattando delle lenti e dell’anatomia dell’occhio, l’autore paragona il cristallino alle lenti convergenti di vetro e attribuisce ad esso i difetti della vista. Molto importante è anche la definizione che egli dà di raggio, sostenendo che da un corpo luminoso vengono emessi raggi continui in ogni direzione.

Francesco Maurolico, messinese di famiglia di origine greca, prese l’abito nel 1521. A parte brevi soggiorni a Roma e Napoli, egli visse prevalentemente in Sicilia. Incaricato dell’educazione dei figli del viceré Giovanni de Vega e del marchese di Geraci, Giovanni Ventimiglia, nel 1550 divenne responsabile dell’abbazia benedettina di Santa Maria del Parto (oggi Santuario di San Guglielmo).

Maurolico ricevette anche vari incarichi civili: fu responsabile delle fortificazioni cittadine, scrisse una storia siciliana (Sicanicarum rerum compendium , Messina, 1562) e tenne pubbliche lezioni di matematica all’Università di Messina, divenendo professore nel 1569.

Della sua enorme produzione, di notevole livello scientifico, solo una minima parte fu data alle stampe. Nel 1543 apparve a Venezia la Cosmographia, nel 1575 una collezione di otto trattati intitolata Opuscula mathematica, mentre i Problemata mechanica uscirono postumi a Messina nel 1613. Nel 1572 osservò la stella nova apparsa nella costellazione di Cassiopea. Morì a Messina nel luglio del 1575.

 

Descrizione fisica. Un volume in 4to di pp. (8), 84. Con numerose figure in legno nel testo ed 1 tavola ripiegata fuori testo.

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010