Il pił influente trattato di mnemotecnica del Rinascimento - 1491

TOMASI (o TOMAI), Pietro (Petrus Ravennas, ca. 1448-1508). Phoenix (Artificiosa Memoria). (Venezia, Bernardinus de Choris, 10 gennaio 1491).

 

PRIMA EDIZIONE della più influente opera di mnemotecnica del Rinascimento, che fu ristampata e tradotta numerosissime volte. Ad essa attinsero tutti i maggiori trattatisti posteriori, da Johannes Romberch a Cosma Rosselli. Ancora alla fine del Cinquecento Giordano Bruno mostrava di tenerla in gran conto.

La scoperta nel 1416 dell’Institutio oratoria di Quintiliano da parte di Poggio Bracciolini e la sua diffusione a stampa a partire dall’editio princeps romana del 1470 fecero conoscere agli umanisti l’arte della memoria com’era praticata dagli antichi. In Quintiliano infatti la mnemotecnica poteva essere studiata in modo laico, del tutto svincolata dalle associazioni di carattere religioso che si erano avviluppate nei secoli intorno alla pseudociceroniana retorica Ad Herennium.

Nel 1482 Jacopo Publicio pubblicò a Venezia l’Oratoriae artis epitome, contenente in appendice un’ Ars memorativa , che è considerata come il primo libro di mnemotecnica a stampa. L’opera, di scarsa originalità, non ebbe tuttavia alcun seguito.

Il successo della Phoenix di Pietro da Ravenna fu dovuto in gran parte alla sua praticità. Egli laicizzò e rese popolare la disciplina, mettendone in rilievo prevalentemente il lato mnemotecnico. Nell’elencazione dei loci come depositi della memoria Pietro segue abbastanza da vicino Quintiliano. I loci, a suo avviso, devono essere formati in posti tranquilli, come una chiesa non frequentata, o rassomigliare a persone conosciute. Il procedimento di memorizzazione segue poi uno schema ben preciso. Prima si sceglie una lettera dell’alfabeto, quindi una parola inerente al soggetto da memorizzare che inizi con la lettera scelta. Le parole chiave sono poi suddivise in base a topiche generali, come vizi, virtù, soggetti sacri, ecc. Tutto questo, replicato più volte a seconda delle necessità, permette di costruire una sorta di griglia in cui incasellare le liste di cose da memorizzare.

Giureconsulto e poeta originario di Ravenna, allievo di Alessandro Tartagna a Padova, Pietro Tomasi (o Tomai) insegnò diritto civile e canonico a Bologna, Ferrara, Pavia, Pistoia, Padova e Greifswald in Germania, dove probabilmente morì intorno al 1508.

Dotato di un’eccezionale memoria naturale, da lui poi sviluppata grazie alle nuove tecniche descritte nel trattato, egli si rese celebre ai suoi tempi per le sue stupefacenti imprese mnemoniche. Pietro fu anche un grande propagandista di sé stesso, presentandosi come esempio vivente della validità dei suoi insegnamenti, e questo sicuramente contribuì al successo della sua opera.

 

Descrizione fisica. Un volume in 4to di carte (16).

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010