Il primo trattato italiano di storia dell’arte per nonspecialisti - 1584

BORGHINI, Raffaello (1531-1588). Il Riposo, in cui della pittura, e della scultura si favella, de’ più illustri pittori, e scultori, e delle più famose opere loro si fa mentione; e le cose principali appartenenti a dette arti s’insegnano. Firenze, Giorgio Marescotti, 1584.

 

PRIMA EDIZIONE dell’opera principale del maggior prosecutore del Vasari, che prende il titolo dal nome della villa in Val d’Ema, nei dintorni di Firenze, ove si finge avvengano le conversazioni sull’arte di quattro gentiluomini fiorentini: il patrizio Bernardo Vecchietti, proprietario della villa, ed i suoi ospiti, lo scultore Rodolfo Sirigatti, Baccio Valori e Girolamo Michelozzi.

Il Riposo, che comprende quattro libri, si apre con la descrizione della splendida collezione di disegni, dipinti e sculture conservata nella villa, che il padrone di casa mostra orgogliosamente ai suoi invitati. La prima parte dell’opera tratta poi dell’applicazione in campo artistico delle norme introdotte dal Concilio di Trento. Gli interlocutori discutono ampiamente del trattato di Giovanni Andrea Gilio (Camerino, 1564) e rivelano al lettore moderno che gli artisti applicavano alla lettera solo le regole fondamentali, evitando di raffigurare scene lascive e rispettando rigorosamente le sacre scritture, mentre erano piuttosto blandi nell’uniformarsi al resto della precettistica conciliare.

Il secondo libro discute di tecniche artistiche e contiene un interessante tour virtuale dei capolavori di Firenze. Gli ultimi due libri contengono infine le biografie di numerosi artisti. Di grande importanza la parte conclusiva dedicata alla vita e alle opere degli artisti contemporanei, non trattati o trattati solo marginalmente dal Vasari, tra i quali ricordiamo Tintoretto, Paolo Veronese, Jacopo e Francesco Bassano, Prospero e Lavinia Fontana, Federico Barocci, Federico Zuccari e il fiammingo Giambologna.

Raffaello Borghini, fiorentino, di famiglia nobile ridotta in cattive condizioni economiche, per un certo periodo, fra il 1572 e il 1575, fu costretto a lasciare Firenze e a trasferirsi in Provenza. Rientrato in Toscana, riprese la sua attività letteraria, facendo traduzioni e comonendo versi e commedie. Nel 1579 compì un altro viaggio in Francia. In perenni ristrettezze, pare che negli ultimi anni Borghini riuscì finalmente a condurre una vita più agiata e tranquilla. Morì a Firenze nel 1588.

 

Descrizione fisica. Un volume in 8vo di pp. (48), 648. Con la marca tipografica al frontespizio e una xilografia a piena pagina raffigurante le Belle Arti.

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010