L’ingerenza della Chiesa cattolica nella storia del meridione d’Italia - 1723

GIANNONE , Pietro (1676-1748). Dell’istoria civile del Regno di Napoli libri XL. Napoli, Niccolò Naso, 1723.

 

PRIMA EDIZIONE, dedicata all’imperatore Carlo VI, di questa celebre e fortunata opera che fu messa all’Indice e causò al suo autore la scomunica e il carcere.

Pietro Giannone, originario di Ischitella (FG), nel 1694 si trasferì a Napoli, dove si dedicò allo studio del diritto, laureandosi nel 1698. Intrapresa la carriera di avvocato, conobbe Gaetano Argento, presso il quale svolse una parte del proprio apprendistato. Quest’ultimo lo mise in contatto con un gruppo di giovani giuristi, che da lì a pochi anni erano destinati a diventare il nerbo del governo napoletano durante il viceregno austriaco.

Fu nell’ambito di questo gruppo, le cui adunanze diedero vita ad una vera e propria accademia, denominata Accademia de’ Saggi, che Giannone maturò l’idea e incominciò la stesura dell’Istoria civile. Lavorando alacremente nel foro (attività redditizia, che gli permise una certa agiatezza), egli impiegò circa vent’anni prima di portarla a termine. Nel 1720, essendo l’opera sostanzialmente pronta, fece trasferire la tipografia di Niccolò Naso nella villa di un amico a Posillipo e affidò ad un altro amico la rilettura del manoscritto. Nel marzo del 1723 l’Istoria civile del Regno di Napoli vedeva finalmente la luce in un’edizione di millecento esemplari.

Scritta con lo scopo principale di sostenere la libera autorità dello stato dall’ingerenza della Chiesa cattolica, l’Istoria civile traccia la storia del Regno di Napoli dalla disgregazione dell’impero romano sino al viceregno austriaco, cercando di fornire una nuova interpretazione dei fatti storici. Avendo come modelli storiografici F. Guicciardini, N. Machiavelli, P. Sarpi e U. Grozio, l’autore accusava Roma di aver impedito lo sviluppo dello stato napoletano, distruggendo l’esperienza normanno-sveva con la chiamata di Carlo d’Angiò. All’avversione di Giannone per gli Angioini, che è uno dei temi ricorrenti dell’Istoria civile, fa da contraltare la sua simpatia verso gli Aragonesi, i quali, pur fra difficoltà ed errori, avevano tentato di restituire al regno l’autonomia e il prestigio dell’epoca normanno-sveva.

Un’ampia parte dell’Istoria civile è dedicata all’epoca longobarda. Sulla scia di Machiavelli, che aveva accusato la Chiesa di aver impedito la formazione di un vasto ed unitario stato longobardo in Italia, egli analizza le ragioni del potere della Chiesa nelle regioni meridionali. Questo approccio alla religione, vista in chiave esclusivamente politica, rappresenta uno degli aspetti più originali dell’Istoria e spiega le conseguenti persecuzioni che il suo autore dovette affrontare.

Pochi mesi dopo la pubblicazione dell’opera, le autorità religiose indussero quelle civili e l’opinione pubblica ad attaccare il Giannone, che fu ritenuto responsabile anche per il mancato scioglimento del sangue di San Gennaro. Questi il primo maggio lasciò Napoli e agli inizi di giugno giunse a Vienna, dove intendeva chiedere la grazia a Carlo VI. Il primo luglio l’Istoria civile fu messa all’Indice. Finalmente verso la fine di ottobre egli fu ricevuto dall’imperatore, cui era stata fatta precedentemente pervenire una copia dell’opera a lui dedicata, che gli concesse una piccola pensione annuale.

Giannone decise quindi di rimanere a Vienna, riprendendo l’attività forense. Nel frattempo in Italia apparvero varie confutazioni dell’Istoria civile, alle quali egli rispose puntualmente, in particolare con la Professione di fede (1728), che ebbe una certa fortuna e segnò la rottura definitiva con la Chiesa cattolica.

In seguito all’uscita della traduzione inglese dell’Istoria civile (Londra, 1729-‘31), cominciò la fortuna europea del Giannone, che iniziò ad avere scambi e contatti con tutti i maggiori eruditi d’Europa e a collaborare con gli “Acta eruditorum Lipsiensium”. Nel 1733 portò a compimento l’altra sua maggior fatica, il Triregno.

Dopo la conquista del Regno di Napoli da parte di Carlo di Borbone, nel 1734 egli decise di lasciare Vienna e si trasferì a Venezia. L’anno seguente, mentre lavorava ad una nuova edizione dell’Istoria civile, fu rapito da agenti del Sant’Uffizio, caricato su un barcone e abbandonato vicino Ferrara, in territorio pontificio. Giunto fortunosamente a Modena, trovò la protezione di vari estimatori, tra cui L.A. Muratori. Nel 1735 si recò a Torino, quindi, non considerando più gli stati italiani un rifugio sicuro, si trasferì a Ginevra. Poco dopo tuttavia venne arrestato ed imprigionato a Miolans. Durante la detenzione scrisse la propria autobiografia ( Vita di Pietro Giannone scritta da lui medesimo).

Nel 1737 fu trasferito in carcere a Torino e nel 1738 fu costretto ad abiurare. Nonostante ciò, egli rimase in carcere fino alla morte (1748), ma ebbe comunque modo di scrivere varie opere e di mantenere contatti con molti intellettuali europei. Nel 1742 era nel frattempo apparsa a Ginevra la traduzione francese dell’Istoria civile.

 

Descrizione fisica. Quattro volumi in 4to. Vol I (in cui contiensi la politia del Regno sotto Romani, Goti, Greci, e Longobardi): pp. (24), 534, 2 bianche; II (in cui contiensi la politia del Regno sotto Normanni, e Svevi): pp. (8), 575, 1 bianca; III (in cui contiensi la politia del Regno sotto Angioini, ed Aragonesi): pp. (8), 566, 2 bianche; IV (in cui contiensi la politia del Regno sotto Austriaci): pp. (8), 502, (42). Frontespizi stampati in rosso e nero.

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010