L’introduzione del calcolo leibnitziano in Italia - 1710

GRANDI, Guido (1671-1742). Quadratura circuli, et hyperbolae per infinitas hyperbolas, et parabolas quadrabiles gemetrice exhibita, et demonstrata. Pisa, Francesco Bindi, 1710.

 

SECONDA EDIZIONE, aumentata e non censurata, dell’opera che segna l’introduzione del calcolo leibniziano in Italia.

Essa apparve per la prima volta nel 1703 senza il corollario terzo della settima proposizione, che diede l’avvio ad un’aspra polemica fra lo stesso Grandi ed Alessandro Marchetti, censore alle stampe e matematico a Pisa. Il corollario contiene infatti l’affermazione paradossale che se una somma di infiniti addendi nulli è diversa da zero (a-a+aa+a-a=1/2a), ciò dimostrerebbe matematicamente la creazione divina.

L’autore descrive anche la curva conosciuta come cubica dell’Agnesi, così chiamata perché successivamente approfondita dalla matematica milanese.

Guido Grandi, cremonese, studiò presso il collegio dei Gesuiti della sua città natale, dove nel 1687 ebbe come maestro Girolamo Saccheri, che instillò in lui la passione per le scienze esatte. L’anno seguente entrò come novizio nel monastero camaldolese di Sant’Apollinare in Classe a Ravenna. Nel 1694 divenne lettore di filosofia presso Santa Maria degli Angeli a Firenze, insegnando la matematica sui Principia di Cartesio. Nel 1700 il granduca Cosimo III gli offrì la cattedra di filosofia a Pisa, che Grandi mantenne per tutta la vita, passando nel 1714 a quella di matematica. Attraverso gli scritti di Tommaso Ceva, con cui era in corrispondenza, conobbe l’opera di Isaac Newton, con il quale negli anni successivi scambiò lettere ed opere.

Nel 1705 Grandi si addottorò anche in teologia. Interessandosi di studi storici, nel 1707 pubblicò le Dissertationes camalduleneses, che furono approvate dal Muratori, ma suscitarono polemiche all’interno dell’Ordine. Matematico e teologo di Cosimo III dal 1707, egli fu impegnato a sovrintendere alle acque del Granducato. Nel 1709, grazie all’interessamento di Newton, fu associato alla Royal Society. Dal 1723 entrò in polemica con B. Tanucci circa l’origine di un codice pisanofiorentino delle Pandette di Giustiniano.

Grandi fu tra i primi newtoniani italiani. Autore di numerose opere di meccanica teorica e pratica e di studi di idraulica, pur non essendo un grande innovatore, egli fu per molti anni al centro della vita scientifica italiana. Corrispose, tra gli altri, con W.G. Leibnitz, E. Manfredi, G. Poleni, G.M. Lancisi, A. Vallisnieri, G. Del Papa, G. Baglivi, L.F. Marsigli, A. Magliabechi, G. Fontanini e L.A. Muratori, oltre ai già citati G. Saccheri, T. Ceva e I. Newton. Fonte principale della biografia del Grandi è la Vita che il suo allievo Giammaria Ortes pubblicò a Venezia nel 1744, all’indomani della sua morte che avvenne a Pisa nel 1742.

 

Descrizione fisica. Un volume in 4to di pp. XX, 140 con varie figure nel testo.

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010