La maggior impresa editoriale italiana di illustrazione botanica - 1793

BONELLI, Giorgio (1724-1782)-MARTELLI, Niccolò (1735-1829)-SABBATI, Liberato (1714-1778)SABBATI, Costantino (fl. 2a metà del XVIII sec.). Hortus romanus juxta systema tournefortianum paulo structius distributus. Roma, a spese di Bouchard e Gravier: Paolo Giunchi, 1772-1780-Tipografia Salomoni, 1784-Giovanni Zempel, 1793.

 

PRIMA EDIZIONE di questa monumentale opera di botanica, sicuramente la più vasta ed riccamente illustrata tra quelle prodotte in Italia fino ad allora.

Intorno al 1770 gli editori francesi Bouchard e Gravier, avendo intenzione di dare alle stampe un catalogo illustrato dell’Orto botanico di Roma, ne proposero la direzione al medico piemontese Giorgio Bonelli, allora docente presso l’università romana. La cura della preparazione dei campioni per l’apparato iconografico fu invece affidata a Liberato Sabbati, un farmacista umbro, che era allora custode dell’Orto medesimo.

Il primo volume uscì nel 1772 con una ricca introduzione del Bonelli, in cui questi fornisce un resoconto dei più recenti sviluppi della botanica e dei nuovi sistemi di classificazione e adduce poi i motivi della sua preferenza per il sistema elaborato da Joseph Pitton de Tournefort, a suo avviso più semplice e adatto all’apprendimento.

Per ragioni ignote Bonelli abbandonò tuttavia l’impresa. Nel 1774, a partire dal secondo volume, essa fu presa in mano e poi condotta a termine da Niccolò Martelli, docente di botanica della Sapienza. Questi dette all’opera un’impostazione più linneana, pur continuando ad avvalersi della collaborazione di Liberato Sabbati fino alla sua morte, che avvenne nel 1778 al termine della pubblicazione dei primi cinque volumi. Il suo posto fu quindi preso dal figlio Costantino Sabbati.

L’Hortus romanus contiene la classificazione delle varie specie di piante ospitate nell’Orto Botanico di Roma, che, stando a quanto affermato nella Horti Romani brevis historia che apre il primo volume, fu fondato a metà del Quattrocento sotto il pontificato di Niccolò V. In realtà i primi orti botanici italiani furono quelli creati a Padova e a Pisa intorno al 1545. L’Orto Romano sorse poco tempo dopo e, ampliatosi più volte, nel 1660 fu trasferito dalla sede vaticana al Gianicolo, dove ancora oggi si trova.

 

Descrizione fisica . Otto volumi in folio massimo. Vol. I: pp. (8), VIII, 30; Vol. II: pp. (6), VI, 22; Vol. III: pp. (4), IV, 18; Vol. IV: pp. (6), 22; Vol. V: pp. (6), 20; Vol. VI: pp. (6), 18; Vol. VII: pp. (4), 18; Vol. VIII: pp. (4), 15, (1). Titoli stampati in rosso e nero, ognuno recante una diversa vignetta colorata al centro. L’apparato iconografico comprende: 5 ritratti a piena pagina di papa Clemente XIV, dedicatario dell’opera, e dei cardinali F.J. de Bernis, F.S. de Zelada, B. Giraud e I.G. Boncompagni; una pianta a doppia pagina incisa da Andrea de Rossi, che rappresenta una veduta a volo d’uccello dell’orto botanico (Prospectus Horti Romani); inoltre complessive 800 acqueforti acquerellate (100 per ogni volume), incise da Maddalena Bouchard su disegni di Cesare Ubertini, sotto la supervisione di L. e C. Sabbati. Tutte le tavole, poste entro una bordura blu e numerate, recano il nome latino, italiano e francese delle piante. L’opera fu tirata a circa trecento esemplari. Quelli colorati erano venduti a sei zecchini romani, le copie in bianco e nero a due.

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010