La nascita della storia della civiltą - 1725

[ VICO, Giambattista (1668-1744)]. Principj di una scienza nuova intorno alla natura delle nazioni per la quale si ritrovano i principj di altro sistema del diritto naturale delle genti. Napoli, Felice Mosca, 1725.

 

PRIMA EDIZIONE dell’opera nella quale, per la prima volta, vengono con chiarezza definiti i concetti di storia della civiltà e di sviluppo storico dell’uomo. Dopo aver attaccato Cartesio e la sua idea di una perfetta corrispondenza fra fenomeni naturali e sapere matematico-geometrico, Vico sostiene che le scienze storiche abbiano fondamenti più solidi delle discipline matematiche, perché esse permettono di conoscere fatti che, in quanto compiuti da uomini, sono meglio conoscibili dall’uomo stesso. Ricercando le cause degli eventi storici, si può con sicurezza ricostruire lo sviluppo delle società moderne.

Vico per primo riconobbe l’importanza del linguaggio, del mito e delle tradizioni come fonti per la comprensione della storia primitiva, prima dell’acquisizione da parte dell’umanità di una coscienza critica. I concetti di storia delle idee e di storia universale, il riconoscimento dell’importanza delle classi sociali ed altre fondamentali nozioni di antropologia, di filosofia delle religioni e di diritto comparato fanno la loro prima apparizione nelle pagine della Scienza nuova.

Dopo una prima redazione scritta in forma negativa, ossia per riduzione all’assurdo, che l’autore dedicò al cardinale Lorenzo Corsini (il futuro Clemente XII), ma non riuscì a pubblicare perché non ottenne lo sperato aiuto economico da parte del porporato, Vico decise di riscrivere il testo e in poco più di trenta giorni ebbe pronta una nuova versione esposta con «metodo positivo», che affidò al tipografo Felice Mosca. Rispetto alla prima redazione, l’opera era notevolmente diminuita di dimensioni per permettere all’autore di poterla stampare a proprie spese.

Negli anni seguenti, sollecitato da una cattiva recensione alla Scienza nuova apparsa sugli “Acta eruditorum” di Lipsia del 1727, Vico decise di prendere nuovamente in mano la sua opera, la quale, sottoposta ad una profonda revisione a partire dal Natale del 1729, fu ristampata a Napoli nel dicembre del 1730. Insoddisfatto anche di questa edizione, Vico tra il 1736 e il 1743 si rimise al lavoro, non accontentandosi questa volta di apportare modifiche e correzioni, ma riscrivendo completamente il testo. L’ultima redazione della Scienza nuova apparve a Napoli nel 1744 in due volumi in 8vo.

Giambattista Vico, napoletano, figlio di un modesto libraio, studiò diritto presso l’Università di Napoli, laureandosi in utroque iure nel 1693. Dal 1689 al 1695 fu precettore del marchese Domenico Rocca presso il castello di Vatolla in Cilento, dove ebbe modo di accedere alla imponente biblioteca del suo ospite.

Nel 1699 fu nominato professore di eloquenza e retorica presso l’università della sua città natale, rimanendo in carica fino al 1741. Nel 1709 pubblicò l’orazione De nostri temporis studiorum ratione, che era stata da lui pronunciata l’anno precedente in occasione dell’apertura dell’anno accademico. Al 1710 risale invece la sua prima opera metafisica, il De antiquissima italorum sapientia. Nel 1732 Carlo III lo nominò storiografo regio. Gran parte delle notizie che abbiamo sulla vita di Vico si ricavano dall’Autobiografia, che egli scrisse intorno al 1725 e pubblicò a Venezia nel 1729. Morì a Napoli il 23 gennaio del 1744.

 

Descrizione fisica. Un volume in 12mo di pp. 270, (12). Dell’edizione furono tirate circa 1000 copie su carta comune e una dozzina su carta grande. Il nome dell’autore si ricava dalla dedica. Avendo il Vico personalmente regalato molti esemplari del suo libro ad amici ed eminenti personalità del tempo, molti di questi esemplari recano postille autografe di sua mano.

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010