La pił antica raccolta di racconti fiabeschi e leggende popolari - 1634-1636

BASILE, Giambattista (ca. 1570-1632). Lo cunto de li cunti over lo trattenimento de’ peccerille. De Gian Alessio Abbattutis. Napoli, Ottavio Beltrano e Lazzaro Scoriggio, 1634-1636.

 

PRIMA EDIZIONE della più antica raccolta di racconti fiabeschi e tradizioni popolari della storia europea.

Lo cunto de li cunti, grazie al recupero di materiale legato all’oralità, come quello proveniente dal teatro da strada, dalle leggende e dai detti popolari, e grazie all’utilizzo di documenti della letteratura colta, come le facezie, la novellistica umanistica e gli exempla medievali, sapientemente rielaborati all’interno di una complessa struttura narrativa e magicamente avvolti da un’atmosfera favolistica, ebbe grande influenza in tutta Europa e fu più o meno dichiaratamente recuperato da C. Brentano e dai fratelli Grimm. Figure destinate ad avere grande successo, non solo in ambito letterario, come le fate e gli orchi, si può dire abbiano avuto in Basile la loro prima consacrazione.

Nata come testo comico per l’intrattenimento, l’opera offriva spunti per la conversazione nelle piccole corti napoletane cui era destinata. L’uso del dialetto, seppur nobilitato da citazioni colte e dalla fiorita retorica barocca, testimonia che Lo cunto era equiparato dall’autore a quella produzione spettacolare fatta di canzoni, balli, azioni sceniche e acrobazie che serviva ad allietare i pomeriggi della nobiltà del regno. Basile, d’altra parte, era stato per tutta la vita un prolifico scrittore di odi, madrigali e canzoni, spesso destinate alle esecuzioni vocali della sorella Adriana, la stessa che curò la pubblicazione postuma di alcune opere del fratello, tra cui Lo cunto de li cunti.

Dopo la prima edizione Lo cunto de li cunti fu più volte ristampato. Nel 1674 l’editore Bulifon affidò l’opera alle cure di Pompeo Sarnelli, che la pubblicò con il titolo di Pentamerone, con il quale è ancor oggi conosciuta.

Giambattista Basile, di origini napoletane, si arruolò ai primi del Seicento nell’esercito veneziano di stanza a Creta. Nel 1608 fece ritorno a Napoli, dove rimase, salvo brevi soggiorni presso la corte di Mantova, per tutto il resto della sua vita. Nel 1611 entrò a far parte dell’Accademia degli Oziosi, per conto dei quali pubblicò alcune edizioni di rimatori petrarcheschi.

Vasta è la produzione del Basile destinata all’intrattenimento teatrale e musicale delle varie corti presso cui soggiornò. Nel 1618 entrò stabilmente al servizio del principe Marino Caracciolo. L’anno successivo fu nominato governatore di Avellino. In seguito divenne governatore di Lagolibero (1621), Aversa (1626) e Giugliano (1631). Morì il 23 febbraio del 1632 per un’epidemia d’influenza.

 

Descrizione fisica. Cinque volumi in 8vo di pp. (8), 160 + (4), 106, (2) + (2), 126 + (8), 152 + (12), 96. I primi due volumi e il quinto furono stampati da Ottavio Beltrano, il terzo e il quarto da Lazzaro Scoriggio. Il quarto volume reca due frontespizi. Le prime due giornate furono poi ristampate dal Beltrano nel 1637.

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010