La prima bio-bibliografia di autori italiani - 1557

DONI, Anton Francesco (1513-1574). La Libraria del Doni fiorentino divisa in tre trattati. Nel primo sono scritti, tutti gli autori Volgari, con cento e più discorsi, sopra di quelli. Nel secondo, sono dati in luce tutti i Libri, che l’Autore ha veduti a penna, il nome de’ componitori, dell’opere, i titoli, et le materie. Nel terzo, si legge l’inventione dell’Academie insieme con i sopranomi, i motti, le imprese, et l’opere fatte da tutti gli Academici. Venezia, Gabriel Giolito de’ Ferrari, 1557.

 

PRIMA EDIZIONE COLLETTIVA. La prima Libraria del Doni era stata impressa dal Giolito per due volte, con alcune piccole differenze, nel 1550. La Seconda era uscita nel 1551 dai torchi di Francesco Marcolini. La presente edizione per la prima volta riunisce insieme le due parti e rappresenta l’ultima e definitiva compilazione di ambedue. Essa però non rende inutili le stampe antecedenti, dal momento che queste ultime riportano parti che furono successivamente tralasciate.

Le due Librarie del Doni costituiscono i primi saggi di bibliografia italiana e, nel loro recensire opere di autori contemporanei, anticipano in un certo senso i giornali letterari che fioriranno alla fine del Seicento. Nonostante le consuete bizzarrie dell’autore, che vi inserì curiose dicerie, proprie e altrui novelle e notizie immaginarie o supposte, esse restano ancora oggi di grande utilità.

Il primo trattato, il più interessante, comprende sei parti che contengono notizie biobibliografiche sui principali autori volgari, elenchi di opere divise per materie, liste di traduzioni, antologie ed edizioni musicali. Qua e là nel testo sono inserite dediche (come quella a Gieronima Cozzadina premessa ai libri di ricami), introduzioni e commenti.

In seguito alla rottura avvenuta nel 1556, scompare in questa edizione il nome di Pietro Aretino, molto elogiato e più volte citato nelle versioni precedenti. Il secondo trattato, riguardante le opere manoscritte, è intervallato da diversi racconti dello stesso Doni e di altri. La terza parte sull’Accademie contiene gli elenchi dei motti, delle imprese, dei membri e dei loro scritti.

Chiude il volume la Descrittione d’una camera stupenda, bene, et male, una divertente lettera datata 1 gennaio 1550, in cui l’autore parla del suo appartamento, prima esaltandolo come luogo magnifico e descrivendo i quadri e le sculture in esso contenuti, quindi raccontandolo nella sua cruda realtà di misera bettola infestata di animali di ogni genere, appestata dalle puzze dei vicini e dei canali sottostanti, infastidita dai rumori circostanti e dai canti stonati dei vagabondi notturni e dei gondolieri.

Il fiorentino Anton Francesco Doni fu uno dei più originali poligrafi del Cinquecento. Tipografo, poeta, scrittore, disegnatore, egli produsse bizzarri manoscritti e pubblicò opere stravaganti, spesso corredate da fantasiosi apparati iconografici (Zucca, Marmi, Mondi). Spirito polemico (violentissime le sue diatribe con Pietro Aretino e con Ludovico Domenichi) e girovago (soggiornò a Pavia, Milano, Piacenza, Venezia, Ancona e Pesaro, solo per citare i luoghi in cui dimorò più a lungo), si occupò con competenza ed originalità anche di critica d’arte (Disegno, Pitture).

 

Descrizione fisica. Un volume in 8vo di pp. 296. Marca tipografica al titolo e 6 ritratti xilografici nel testo a piena pagina (Dante, Petrarca, Boccaccio, Ariosto, Domenichi e Bembo).

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010