La prima edizione del galateo - 1558

DELLA CASA, Giovanni (1503-1556). Rime, et prose di M. Giovanni della Casa. Venezia, Nicolò Bevilacqua ad istanza di Erasmo Gemini, ottobre 1558.

 

PRIMA EDIZIONE delle Rime e del celebre Galatheo di Giovanni Della Casa.

Quest’ultimo trattato, stampato per la prima volta separatamente nel 1559 a Milano, andò incontro a numerosissime edizioni e traduzioni fino alla fine del secolo. La presente edizione, stampata con i tipi e le iniziali usate da Paolo Manuzio per l’Accademia Veneziana, uscì postuma per le cure dell’ultimo segretario del Della Casa, Erasmo Gemini de Cesis. Si tratta della prima redazione del trattato. La redazione definitiva verrà edita da G. Cugnoni a Roma nel 1889 tra gli Scritti inediti di Monsignor Della Casa.

La composizione del Galatheo, frutto delle conversazioni romane avute nel 1550 dall’autore con Galeazzo Florimonte, vescovo di Sessa, fu completata intorno al 1555. Il termine “galateo” deriva dal nome latinizzato (Galatheus) del Florimonte, il quale suggerì al Della Casa di scrivere un trattato di buone maniere.

Recuperando gli assunti del Cortegiano di Baldassarre Castiglione ed adattandoli al mutato clima della Controriforma, quest’opera sulla “buona creanza” e sul corretto comportamento ebbe un’enorme influenza sui costumi della società europea degli ultimi secoli.

Come enunciato nel titolo, un vecchio “idiota”, premurandosi di istruire un giovane sucome non recar noia agli altri, enuncia tutti i comportamenti da evitare in pubblico e suggerisce al tempo stesso la giusta tenuta di condotta. Il vecchio illetterato mette in guardia il suo allievo da comportamenti che possano risultare sprezzanti (come la trasandatezza nel vestire) o infastidire gli altri; lo invita ad essere leggero e brillante nella conversazione, composto ed educato a tavola, elegante ma discreto nel vestiario e così via. Le buone maniere devono quindi essere improntate agli ideali di misura, discrezione e decoro.

Originario del Mugello, Giovanni della Casa studiò a Firenze sotto Ubaldino Baldinelli.

Dal 1524 fu mandato dal padre a Bologna per intraprendere gli studi di legge. Nel capoluogo emiliano frequentò le lezioni di Romolo Amaseo e cominciò a comporre i primi versi.

Nel 1526 decise di fuggire da Bologna, per sottrarsi all’obbligo dei corsi di diritto. Dal 1527 al ‘29 e dal 1531 al ’32 soggiornò a Padova, per completare quegli studi umanistici che egli aveva definitivamente deciso di abbracciare. In Veneto conobbe Pietro Bembo, Trifone Gabriele e Benedetto Lampridio, che era stato maestro di greco di Francesco Berni. Ebbe inoltre modo di avvicinare i massimi esponenti della nuova spiritualità riformistica del tempo, ossia Reginald Pole, Gaspare Contarini e Lorenzo Priuli.

Intorno al 1532 Della Casa arrivò a Roma, dove insieme agli amici modenesi Francesco Maria Molza e Gandolfo Porrino si diede ad una vita di otium letterario. In quegli anni egli cominciò ad intraprendere la carriera ecclesiastica, ma nello stesso tempo aderì entusiasticamente all’Accademia dei Vignaioli, contribuendo in modo significativo alla produzione di componimenti osceni e satirici. Nel 1540 fu nominato da Paolo III commissario per le decime in Romagna e a Firenze. Nel ’43 rivestì la carica di tesoriere pontificio e nel 1544 gli fu affidata la sede arcivescovile di Benevento e la nunziatura a Venezia.

Ad ogni tappa della sua carriera, Della Casa prendeva sempre più le distanze dalla sua produzione poetica giovanile, che continuava a procuragli fastidi ed impedimenti. A Venezia, dove era anche rappresentante dell’Inquisizione romana, egli esercitò la sua carica con grande rigore ed intransigenza. A lui si devono il celebre processo intentato contro Pier Paolo Vergerio, i roghi dei libri, la censura dell’editoria (in particolare quella ebraica di Daniel Bomberg) e la pubblicazione nel 1549 del Catalogo dei libri proibiti. Nel 1550, dopo aver avuto un figlio da una cortigiana, lasciò Venezia per far ritorno a Roma. Nel 1555 venne eletto segretario di stato dal nuovo papa Paolo IV Carafa. Morì a Roma il 14 novembre del 1556 senza aver ottenuto la tanto desiderata porpora cardinalizia.

 

Descrizione fisica. Un volume in 4to di pp. (12), 170, (2).

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010