La prima esaustiva monografia sul vino - 1564

TAEGIO, Bartolomeo (ca. 15201573). L’humore dialogo. Milano, Giovanni Antonio degli Antoni (in fine: Valerio e Girolamo da Meda), 1564.

 

PRIMA EDIZIONE del primo esteso trattato interamente dedicato alla viticultura e alla vinificazione.

Prima di allora il vino era stato preso in considerazione solo nell’ambito di più vaste opere di agricoltura o da un punto di vista medico (benefici della sua consumazione/lotta all’alcolismo) o in piccole monografie dedicate ad aspetti particolari della materia (conservazione del vino, elenco dei tipi di vini di una certa zona, ecc.).

Scritta in forma di dialogo fra Taegio stesso e l’amico Giovanni Paolo Barza, l’opera tratta profusamente della coltura della vigna, esamina i pro e contro del vino per la salute e descrive infine le tecniche di vinificazione e conservazione del vino utilizzate all’epoca, facendoci capire in modo abbastanza chiaro quali dovevano essere i gusti dei vini di quel tempo.

L’Humore, benché scritto in forma amena e discorsiva (secondo, del resto, le consuete abitudini del tempo), fa riferimento ad un’effettiva e costante attività praticata sul campo e riflette i precisi interessi dell’autore, che aveva una tenuta nel novarese di cui si occupava personalmente.

Bartolomeo Taegio, giurista e letterato di nobile famiglia milanese, all’età di circa vent’anni fu cacciato per omicidio dalla città di Milano e fu costretto a riparare a Novara. Qui comprò una proprietà e cominciò ad esercitare l’avvocatura. Nel 1546 entrò nel Collegio dei Giuristi di Milano e nello stesso periodo fondò una società letteraria semiclandestina chiamata Accademia dei Pastori dell’Agogna. Era sua intenzione trasformare Novara in una novella Atene, dove tutte le arti potessero fiorire al massimo livello. Il piano ovviamente non fu mai attuato, anche perché nel 1554 fu costretto a rientrare a Milano, avendo attirato su di sé le attenzioni dell’Inquisizione.

Poco dopo il cardinal Giovanni Morone lo nominò governatore del territorio del Lago d’Orta ed entrò a far parte del Collegio di Giureconsulti, una prestigiosa associazione di specialisti in legge. Sulla vicenda del suo doloroso allontanamento e poi difficile ritorno a Milano scrisse L’Essilio (1555), mentre nel 1559 pubblicò La Villa, un dialogo centrato sul confronto fra vita di città e vita di campagna. Nel 1568 diede alle stampe un trattato di diritto criminale e nel 1572 Il Liceo, un’interessante opera sulle accademie, le imprese e l’invenzione poetica, che costituisce un documento essenziale sulla vita letteraria del capoluogo lombardo nella seconda metà del Cinquecento. L’Ufficioso (1572), un’opera devozionale dedicata a San Carlo Borromeo, fu l’ultima sua pubblicazione. Rimangono misteriose la data, il luogo e le circostanze della sua morte.

 

Descrizione fisica. Un volume in 8vo di cc. 80. Il recto della carta 40 è bianco. Marca tipografica al titolo ed in fine, ritratto dell’autore al verso del frontespizio.

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010