Le memorie di un carbonaro - 1832

PELLICO, Silvio (1789-1854). Le mie prigioni, memorie di Silvio Pellico da Saluzzo. Torino, Giuseppe Bocca, 1832.

 

PRIMA EDIZIONE di una delle più celebri opere del nostro Risorgimento.

Scritta due anni dopo la scarcerazione, essa vuole essere il racconto del processo spirituale maturato nell’autore nei duri anni di prigionia, durante i quali, grazie alla fede, alla carità cristiana e allo spirito di rassegnazione, raggiunse faticosamente la pace interiore.

Gli eventi politici sono così posti in secondo piano rispetto al mondo intimo del personaggio-autore,  contornato  dalle  figure  molto umane del carceriere Schiller, della popolana Zanze e dell’amico Piero Maroncelli. Lo stile volutamente semplice contribuì all’enorme successo dell’opera, che ebbe grande diffusione anche fuori dai confini nazionali.

Originario di Saluzzo, nel 1810 Silvio Pellico si trasferì a Milano, dove conobbe U. Foscolo e V. Monti e dove compose le sue prime tragedie patriottiche. Dal 1816 collaborò in qualità di redattore al “Conciliatore”. Arrestato nel 1820 come carbonaro, fu condannato a quindici anni di carcere. Nel 1830, dopo nove anni di reclusione nello Spielberg in Moravia, fu graziato e liberato. Da quel momento visse a Torino, tenendosi lontano dalla politica, come bibliotecario della marchesa Barolo.

 

Descrizione fisica. Un volume in 8vo di pp. (6), 339, (1). Fregio xilografico sul frontespizio.

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010