Un pioniere della mineralogia e della paleontologia - 1717-1719

MERCATI, Michele (1541-1593). Metallotheca opus posthumum. Roma, Giovanni Maria Salvioni, 1717-1719.

 

PRIMA EDIZIONE del catalogo illustrato della più importante collezione fossile e mineralogica del tempo, messa insieme da Giovanni Mercati, in parte con la collaborazione del suo maestro Andrea Cesalpino, sul finire del Cinquecento.

Il manoscritto del Mercati, contenente una descrizione parziale della raccolta e varie figure, rimase giacente per oltre un secolo. Scoperto da Carlo Roberto Dati, venne pubblicato per le cure di Pietro Assalti e Giovanni Maria Lancisi.

La collezione, situata nel Belvedere Vaticano, vicino l’Orto Botanico, era collocata in dieci armadi e così suddivisa: terre , sali , allumi, succhi acri, succhi pingui, prodotti marini, le pietre simili alle terre, le pietre che nascono negli animali, le pietre idiomorfe e i marmi (ossia le statue marmoree greco-latine esposte nel Belvedere, che furono incluse nella raccolta probabilmente solo per l’affinità del materiale con cui erano fatte).

Dopo la morte prematura del Mercati, il museo andò presto disperso. Le matrici di gran parte delle figure poi apparse nell’edizione a stampa, furono realizzate dall’incisore tedesco Anton Eisenoist (ca. 1553-1603) sulla base dei disegni dello stesso Mercati. Una parte di esse venne rinvenuta a Firenze nel 1719 dopo la pubblicazione del volume e fu quindi deciso di ristampare l’opera insieme ad un’appendice.

Michele Mercati, originario di San Miniato, si formò a Pisa sotto Andrea Cesalpino, che lo introdusse allo studio della botanica e della mineralogia. Chiamato a Roma da Pio V a dirigere l’Orto Botanico, egli mantenne la carica anche sotto i pontificati di Gregorio XIII e Sisto V, contribuendo enormemente all’ingrandimento del giardino.

Nominato protonotario apostolico da Sisto V, fu mandato in missione in Polonia insieme al cardinale Aldobrandini. Al suo ritorno, nel 1589, pubblicò a Roma un importante discorso sugli obelischi (Degli obelischi di Roma). Sotto Clemente VII Mercati divenne archiatra e cavaliere dell’Ordine di Santo Spirito. Negli ultimi anni chiamò a Roma il Cesalpino, cui fece ottenere una cattedra presso l’Università di Roma. Morì nel 1592 come conseguenza di una delle numerose coliche renali di cui soffriva.

Anche se la sua opera principale vide la luce dopo che gli studi in quel campo erano enormemente progrediti e non ebbe di conseguenza grande influenza, Mercati può senz’altro essere considerato come uno dei fondatori della moderna paleontologia.

 

Descrizione fisica. Un volume in folio grande di pp. LXIV, 378, (18). Con antiporta (Pietro Bianchi del.-Jacob Frey inc.), ritratto dell’autore (disegnato da Pietro Nelli su di un dipinto del Tintoretto e inciso da Benedetto Fariat) e 6 tavole calcografiche fuori testo, di cui 2 ripiegate. Inoltre con 139 figure nel testo, in gran parte a piena pagina, incise in rame da Louis Gomier, Vincenzo Franceschini, Giovanni Domenico Campiglia e Maximilian Limpach. Alcuni esemplari recano la data 1717 sia sul titolo che nel colophon; altri invece riportano l’anno 1719 sul frontespizio e l’anno 1717 sul colophon. L’Appendix (datata 1719) comprende pagine 53, (1), 2 bianche più 20 incisioni nel testo e il ritratto del Lancisi (disegnato da Sebastiano Conca e inciso da Jacob Frey) fuori testo. Titoli stampati in rosso e nero.

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010