Una delle pił celebri commedie italiane di tutti i tempi - 1753

GOLDONI, Carlo (1707-1793). La locandiera. In: “Le Commedie del dottore Carlo Goldoni”, Tomo II, Firenze, eredi di Bernardo Paperini, 1753.

 

PRIMA EDIZIONE della Locandiera, probabilmente la più celebre commedia di Carlo Goldoni, che egli compose fra l’ottobre e il novembre del 1752.

La protagonista Mirandolina fu costruita su misura per l’attrice Maddalena Riffi Marliani, che nella compagnia di Girolamo Medebach aveva il ruolo della servetta. Messa in scena al teatro Sant’Angelo per il carnevale del 1753, la Locandiera ebbe da subito un successo straordinario, scatenando le invidie della signora Medebach, abituata fino ad allora ad essere scelta come protagonista.

Goldoni pose infatti al centro della commedia la scaltra figura della servetta, che solitamente nel teatro comico affiancava la prima donna, portando a compimento un processo di affinamento psicologico e drammaturgico sul personaggio, che lo fece per sempre uscire dai limiti della maschera e lo elevò al livello del teatro borghese d’introspezione.

Mirandolina, imprenditrice che gestisce una locanda a Firenze ereditata dal padre, domina la scena non solo grazie alle consuete armi di seduzioni femminili, ma anche e soprattutto grazie all’astuzia e all’ingegno, che le permettono di riscattare, in piena autoconsapevolezza, il proprio sesso e la propria classe sociale di fronte all’inadeguatezza di una nobiltà inoperosa e attaccata all’etichetta. Tutti i personaggi della Locandiera sono infatti dominati da una passione che non riescono a dominare e il denaro o la sua mancanza sono elementi costantemente presenti nello svolgimento dell’azione. Mirandolina diventa quindi un personaggio paradigmatico del riscatto e dell’autonomia della donna del Settecento, ma nello stesso tempo assurge a personaggio universale, nel quale ogni epoca giunge a riconoscersi.

La vicenda editoriale delle commedie goldoniane è piuttosto articolata. A partire dal 1750 Goldoni strinse un accordo commerciale con l’editore Giuseppe Bettinelli per far uscire la sua produzione teatrale al ritmo di un tomo all’anno. Nel 1750 apparve il tomo primo, nel 1751 il secondo insieme alla ristampa del primo e nel 1752 il terzo unitamente alla riedizione dei precedenti due. A questo punto, l’editore e l’autore, che fino a quel momento si era attivamente occupato della revisione dei testi, litigarono. I volumi dal quarto al settimo furono così pubblicati dal Bettinelli nel 1753 senza il permesso dell’autore. L’editore si accordò infatti con l’impresario Medebach, che in cambio di un compenso si incaricò di fargli avere copia delle commedie non ancora pubblicate. Lo sdegno del Goldoni per il duplice tradimento e per la scorrettezza dei testi proposti fu massimo. Egli giunse quindi a disconoscere l’attendibilità dei nuovi tomi dell’edizione Bettinelli e fra i due nacque una causa legale.

Contemporaneamente Goldoni si rivolse all’editore fiorentino Paperini perché si facesse carico di una nuova edizione della sua opera. Nel frattempo Bettinelli, in attesa di ricevere la sentenza (che gli sarebbe stata favorevole), produsse una nuova edizione (da lui chiamata “quinta”), che fu esemplata su quella fiorentina, più conforme alla volontà dell’autore.

Nel caso particolare della Locandiera, entrambe le versioni stampate dal Bettinelli nello stesso anno (1753) riflettono il testo dell’edizione Paperini. In altri casi l’editore veneto si servì delle copie fornitegli dal Medebach, che rispecchiavano molto da vicino il testo recitato, cui erano state apportate correzioni ed aggiunte di mano di presunti “correttori”. Goldoni, da parte sua, promosse attivamente la “sua” edizione fiorentina attraverso un’abile regia di dediche, manifesti e prefazioni e attraverso una politica commerciale di grande smercio. Dopo la sentenza i toni accusatori del Goldoni verso l’edizione veneziana delle sue commedie si fecero comunque più morbidi.

Oltre ai già citati casi di Bettinelli e di Paperini, egli curò personalmente la stampa delle sue opere in altre due occasioni, prima della monumentale edizione in quarantasette volumi pubblicata da Antonio Zatta a Venezia fra il 1788 e il 1795, che comprende tutti i suoi testi teatrali e i Mémoirs. Accanto a queste cinque volute dall’autore, se ne affiancarono innumerevoli altre, tanto che l’opera del Goldoni, insieme a quella del Metastasio, può essere considerata come il bestseller editoriale del secolo.

Carlo Goldoni nacque a Venezia da padre di origine modenese. Molte delle notizie che si hanno della sua vita sono desunte dai Mémoirs, vero e proprio capolavoro di letteratura memorialistica che egli scrisse negli ultimi anni e pubblicò a Parigi nel 1787.

Dopo gli studi compiuti nei collegi di Perugia, Rimini e Pavia, nel 1731 si laureò in legge a Padova e l’anno seguente cominciò ad esercitare l’avvocatura a Venezia. Nel 1734 divenne poeta della compagnia di Giuseppe Imer, che lavorava per il teatro San Samuele, componendo libretti d’opera, commedie, intermezzi, tragedie, tragicommedie e drammi eroicomici per musica. Nel 1740 venne nominato console della Repubblica di Genova a Venezia e interruppe l’attività teatrale. Negli anni seguenti vagò per diverse città, prima di fermarsi a Pisa nel 1748 e riprendere la professione di avvocato.

In quello stesso anno conobbe l’impresario Girolamo Medebach, che aveva appena preso in gestione il teatro Sant’Angelo di Venezia dopo l’abbandono di Carlo Gozzi. Nei quattro anni in cui lavorò come poeta della compagnia di Medebach, Goldoni compose alcune delle sue commedie più note, come la Bottega del caffè e la Locandiera, portando a compimento quella riforma del teatro comico che gli valse aspre critiche soprattutto da parte del Gozzi e di Pietro Chiari.

Dal 1752 al 1762 lavorò invece per il teatro S. Luca di proprietà del nobile Antonio Vedramin, esordendo nel 1753 con La sposa persiana, che fu uno dei successi più clamorosi del secolo. Dopo aver chiuso la sua carriera veneziana con le Baruffe chiozzotte (1762), accettò la proposta di andare per due anni a Parigi alla Comédie italienne.

Nella capitale francese, tuttavia, Goldoni dovette fare i conti con un pubblico avvezzo alle maschere della Commedia dell’arte e, soprattutto, con attori che erano abituati ad improvvisare e non sapevano recitare su dei testi scritti. Rinunciò quindi ad ogni proposito riformatore e scrisse ciò che il pubblicò parigino richiedeva. Nel 1765 abbandonò l’incarico alla Comédie italienne e si trasferì a Versailles, dove fino al 1780 fu maestro d’italiano prima della figlia di Luigi XV, quindi delle sorelle di Luigi XVI. Morì a Parigi nel 1793.

Grande sperimentatore, Goldoni scrisse granparte dei suoi personaggi più riusciti adattandoli alle caratteristiche degli attori con cui di volta in volta lavorava. Pienamente consapevole della portata innovativa del suo teatro, egli seppe trasformare gli elementi della tradizione teatrale italiana, ridando vita e profondità umana a vuoti stereotipi che si ripetevano stancamente da più di un secolo.

 

Descrizione fisica. Un volume in 8vo di pp. 395, (1). Il tomo, oltre alla Locandiera, contiene Il cavaliere e la dama, Il Molière, L’adulatore, Il tutore. L’edizione Paperini uscì in 10 volumi tra il 1753 e il 1757. Goldoni la finanziò personalmente, investendovi duemila scudi e ricavandone circa il doppio, attraverso una forma di associazione che prevedeva il pagamento posticipato alla consegna dei singoli tomi. Ogni volume aveva una tiratura di circa 1750 esemplari, tutti venduti subito in sottoscrizione ad un prezzo molto concorrenziale. Una parte fu venduta semiclandestinamente anche a Venezia, dove il Bettinelli deteneva l’esclusiva.

F. Govi, I classici che hanno fatto l'Italia, Milano, Regnani, 2010