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Ricordi

RICORDI
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RICORDO DI AUGUSTO ARCELLI   
28 ottobre 2010
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robabilmente il nome di Augusto Arcelli non dirà molto, o forse assolutamente nulla, alla maggior parte dei consoci; egli non era infatti membro della nostra associazione, anche se i colleghi bolognesi lo conoscevano tutti. Augusto era infatti più un bouquiniste che un libraio antiquario, e lo si incontrava solitamente alla  Fiera del Libro usato che un tempo si teneva sotto i voltoni di Palazzo Re Enzo (che ha appena ospitato la nostra recente, affollatissima fiera ILAB), oppure nel suo negozietto in via Solferino, vicino al Tribunale di Bologna.
 
Il suo negozio era forse il luogo con la più alta densità di libri di Bologna, e poiché era piccolissimo di metratura ogni movimento andava calibrato con la precisione di un orologiaio svizzero, allo scopo di non fare crollare le varie pile ammassate in modo geometricamente ordinato – come lui era – ma spesso spinte a sfidare le leggi della fisica, allo scopo di utilizzare al meglio lo spazio a disposizione.
 
Al visitatore era concesso solo un piccolo spazio all’entrata, poco più di tre spanne di ampiezza, e sono convinto che più di un cliente con problemi di obesità abbia desistito dall’entrare dopo la prima occhiata, o forse sia stato gentilmente invitato a uscire dal buon Augusto dopo aver maldestramente rovesciato qualche pila nel tentativo di ‘vedere’ qualcosa.
Tuttavia, il mix di qualche libro antico, buone edizioni fuori commercio, fumetti, pennini, penne stilografiche, stampe e qualche affiche qua e la inducevano sempre il passante a tentare una sortita all’interno, attirato dal buon ‘fumus’ librario che ne promanava, e se per ventura Augusto era presente, magari intento a dipingere (la sua seconda passione), allora per l’avventore potevano esserci speranze … anche di non comprare nulla, poiché egli amava tenere per se la maggior parte delle cose che teneva in negozio, anche se non erano rarità bibliografiche.
 
Non si pensi per questo che non conoscesse i buoni libri antichi, al contrario era un appassionato bibliofilo con un’ottima cultura, che al termine di ogni fiera del libro amava investire una parte del proprio ricavo nell’acquisto di un libro antico per la sua piccola collezione, preferibilmente dedicata ai libri figurati del XVI e XVII secolo.
Ogni qualvolta acquistava un libro per se, era solito sfogliarlo pagina per pagina per verificare la nitidezza delle illustrazioni (xilografie o rami che fossero), ed era molto attento a scegliere copie che fossero ben inchiostrate.
 
Io lo incontrai poco più di vent’anni fa in questi giorni, e dopo alcuni piccoli acquisti – essendo all’epoca un ‘amateur’ di pochi mezzi – gli proposi un piccolo lotto di libri perlopiù scompleti che avevo acquistato (allo scopo di tenerne solo alcuni) e lui mi offrì molto gentilmente di porli in vendita sul suo banco, il che avvenne con reciproca soddisfazione, dando il via a un rapporto di collaborazione durato diversi anni, e di amicizia, che non è mai venuta meno.
 
Tengo a precisare che Augusto Arcelli era una persona benvoluta e rispettata da tutti, ed un libraio estremamente onesto e preciso, solito ad annotare sulla propria agenda la vendita di ogni libro che gli veniva affidato – io non ero certo l’unico a fornirlo - con precisione ragioneristica, e mai durante gli anni ci sono state discussioni - con me o altri - legate alla sua variegata ‘contabilità’.
 
Anche se da alcuni anni il mutamento della mia attività mi aveva portato a non avvalermi più della sua collaborazione, nondimeno era rimasto per me un amico, talvolta anche cliente, che andavo di tanto in tanto a visitare nei suoi luoghi propri, ossia la Fiera del libro e il negozio, e con cui amavo scambiare un po’ di chiacchere in dialetto bolognese su libri e aneddoti librari ed umani, talvolta rievocando le sortite serali dei miei inizi in cui con la Panda di mia madre stipata all’inverosimile, gli ‘rovesciavo’ sul selciato di Palazzo Re Enzo una variegata quantità di cartoni di libri, che lui avrebbe poi provveduto a esporre sul banco.
L’aspetto comico è che talvolta Augusto ‘battezzava’ che certi libri non avevano chances di essere venduti – ma del resto ognuno di noi ha le proprie manie -  e così li teneva dentro le scatole, dando la stura a discussioni che si concludevano con un bonario ‘aloura va ben Pavlèn, admèn ai met tot fora, it cuntent ?’  (tr. “Allora va bene Paolo, domani te li metto tutti fuori, sei contento ?”).
Certamente, nel tempo non mi hai mai fatto mancare il suo incoraggiamento, amichevole e disinteressato, ed oggi, a distanza di vent’anni dai miei primi esperimenti  - quasi ludici – nella vendita dei libri, apprendendo la notizia della sua morte proprio alla fiera del libro dove era avvenuto il nostro incontro, sento che una piccola, ma significativa parte di me se ne è andata per sempre.
Ciao Augusto, ci mancherai.
 
Paolo Rambaldi
 
RICORDO DI CESARE BIROCCO    
2 ottobre 2008
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l 2 Ottobre è mancato, dopo breve e impietosa malattia, il collega Cesare Birocco, della libreria antiquaria Bourlot di Torino.
Aveva iniziato ad occuparsi di libri dopo la Guerra, collaborando fin dalla giovane età con Gian Vittorio Bourlot, in un periodo in cui in Italia ogni giorno una biblioteca, grande o piccola, veniva immessa sul mercato.

Nel 1972 rilevò la libreria, sita - sin dal 1848 - come Cesare orgogliosamente amava ricordare - nei saloni di Piazza San Carlo.

Tra le sue passioni, quella per la lirica, supportata da una notevole conoscenza musicale, nonché da una eccezionale voce tenorile, con la quale deliziava a volte colleghi librai e clienti, magari durante una cena che seguiva un'asta dove era riuscito ad aggiudicarsi alcune rarità ad un prezzo favorevole (in passato succedeva). A Cesare piaceva anche molto giocare, con le carte, le stecche e - ogni tanto - anche con i libri: quelle rare volte che si imbatteva in un'edizione che la sua straordinaria memoria bibliografica non rammentava, la acquistava con l'entusiasmo di un ragazzo, e quasi mai si sbagliava. E' stato probabilmente l'ultimo dei grandi librai antiquari che non si sia voluto piegare all'utilizzo dei mezzi informatici: tutte le nozioni sui libri le reperiva nella sua testa, o nella vastissima biblioteca di consultazione della storica Libreria Bourlot.

Un rimpianto: un libraio come lui non ha in pratica quasi mai voluto pubblicare dei cataloghi; questo ha fatto sì che rimanga assai poco del suo sapere e delle sue scoperte e che quasi nessun bibliofilo o libraio abbia potuto fruire della sua preparazione bibliografica e del suo amore per il libro antico, se non quelli che hanno avuto il privilegio di frequentarlo di persona e di venire contagiati dalla sua cultura e dalla sua simpatia.

Al figlio Marco, che da molti anni lo ha seguito nella sua attività e continuerà con la stessa passione, vanno le condoglianze di tutti i colleghi dell'ALAI.

Per il Consiglio Direttivo dell'ALAI
Umberto Pregliasco

 
RICORDO DI GIOVANNI BOSIO
10 giugno 2008
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l 10 giugno scorso è mancato a Cuneo il collega e consocio Giovanni Bosio.
Appassionato instancabile, si era formato nell’antiquariato classico, quello dei mobili e delle pitture antiche, per poi venire prepotentemente attratto dal fascino dei libri antichi e delle biblioteche.
Da sempre operava a Magliano Alpi dove aveva la propria abitazione e il proprio studio.
Libraio eclettico, era comunque specializzato nella storia locale piemontese, sulla quale pubblicò, tra gli altri, due cataloghi memorabili nella seconda metà degli anni Ottanta.
Alla vedova e alle figlie vanno le condoglianze del Presidente, del consiglio direttivo e dei soci tutti.
 
RICORDO DI EMMA SERMONETA 
25 dicembre 2006
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el giorno di Natale Emma Sermoneta si è spenta nella Clinica S. Orsola di Bologna, dopo una malattia piena di sofferenza che ha consumato la sua fibra fortissima.
Emma era ebrea, i nazisti avevano prelevato sua madre e suo padre (il giorno stesso in cui sarebbero partiti per la Svizzera) davanti a lei bambina e la madre l’aveva allontanata da sè per salvarla. Questo gesto era l’ultimo ricordo della mamma impresso nel suo cuore. In quei momenti drammatici Emma e i suoi fratelli furono salvati dalla famiglia Furgeri di Castelfranco Emilia, parenti di Alfeo Gigli, musicista, poi titolare della Libreria Antiquaria “Docet”. Dopo varie vicissitudini furono ritrovati da una zia che li aveva cercati ovunque.

Emma, che amava la vita e che è stata una donna bellissima, visse per un periodo a New York; tornata a Bologna frequentò le lezioni di Storia dell’Arte e incominciò a lavorare nella Libreria Docet con Alfeo Gigli, dove rimase dagli anni Cinquanta fino alla fine degli anni Settanta, quando si mise in proprio, fondando lo STUDIO BIBLIOGRAFICO EMMA SERMONETA.
Vendeva libri preziosi in esemplari di alta qualità ed è in questa veste che tutti l’abbiamo conosciuta, potendo apprezzare il suo rigore, il suo entusiasmo, la sua competenza, l’amore per una attività che ha saputo svolgere con grande professionalità per quasi mezzo secolo.

Costanza Mazzucato, mia figlia, lo scorso anno aveva rilevato da Emma l'attività; fortemente legate tra loro avevano costruito un sodalizio umano e professionale molto forte. La malattia e la scomparsa di Costanza costituirono anche per Emma un grande, inaspettato dolore. E’ nel commosso ricordo di Emma e di Costanza che lo Studio Bibliografico Sermoneta proseguirà la sua attività.

Letizia Gelli Mazzucato

 
RICORDO DI ALFREDO GILIBERT
25 ottobre 2005
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roprio mentre stava per chiudere la Mostra dell’ALAI di Firenze, è mancato troppo presto, all’età di 68 anni Alfredo Gilibert, fondatore della omonima Libreria situata nell’elegante Galleria Subalpina di Torino. Da sempre bibliofilo e collezionista, dopo una brillante carriera dirigenziale, era riuscito a coronare il sogno di aprire una libreria antiquaria, per condividere con librai e clienti il suo amore per i libri, per la cultura, e per le persone.
Negli anni dedicati a collezionare libri e ogni genere di materiale cartaceo, aveva accumulato migliaia di opere, stipate in vari magazzini, a Torino e ad Exilles, in quella montagna che tanto amava; quasi vent’anni fa aveva aperto una delle più eleganti librerie torinesi, divenuto da subito un punto di ritrovo, per chi vuole assaporare il piacere di trovare memorie d’altri tempi, e poter discutere con calma, non solo di libri.
La sua eccezionale collezione personale sulla Valle di Susa aveva fornito gran parte del materiale pubblicato nella poderosa, ed utilissima, monografia bibliografica Le valli di Susa e del Sangone, edita in collaborazione con Ada Peyrot nel 1986.
È riuscito a trasmettere la sua passione al figlio Massimo, che da tempo lo affiancava con brillanti risultati, ed alla nuora Elena, che ha da poco aperto una giovane, stimolante libreria antiquaria nel centro storico torinese. A loro vanno le le nostre affettuose condoglianze.
Di Alfredo Gilibert ci mancheranno l’entusiasmo e la grande umanità.

Per il Consiglio Direttivo dell'ALAI
il Presidente Umberto Pregliasco

 
RICORDO DI MARCELLO TABANELLI
18 aprile 2005
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l “Mercante di Stampe” era il carissimo collega MARCELLO TABANELLI, che è mancato all’alba dello scorso 18 Aprile a causa dell’ennesima crisi cardiaca.
Nato nel 1931, dopo la laurea e dopo avere sposato Rosalba, si trasferì a Bruxelles e lavorò alla CEE per vari anni, coltivando al tempo stesso la conoscenza e l’amore per l’arte grafica, dalle origini al Novecento, quindi per le incisioni originali d’artista in silografia, all’acquaforte e in litografia.
Nel 1968 la passione per la grafica prevalse sulla carriera diplomatica e Marcello decise di divenire mercante, aprendo in corso Venezia a Milano la sua galleria di stampe d’arte antiche e, particolarmente, del Novecento. Grazie alla sua cordialità nei rapporti con clienti e colleghi italiani ed esteri e, soprattutto, grazie alla conoscenza e competenza acquisita in materia, la galleria divenne presto un punto di riferimento per i collezionisti di grafica internazionale, affiches e “livres d’artiste” di tutta Europa.
Per una decina d’anni Tabanelli ha fatto parte del Consiglio dell’ALAI, contribuendo con la sua saggezza, la sua cultura, e la sua preziosa umanità, agli interessi dell’Associazione. Lo ringraziamo per questo.
Da gourmet e raffinato cuoco qual era, ci piace ricordarlo a cena in un ristorante parigino, dopo una giornata trascorsa a caccia di libri illustrati francesi.
Tabanelli, insieme alla sua compagna di vita e di lavoro, alla fine degli anni ’90 trasferì la galleria in Foro Bonaparte. Qui Rosalba, alla quale vanno le nostre affettuose condoglianze, continuerà con pari passione l’attività di Marcello.

Per il Consiglio Direttivo dell'ALAI
il Presidente Umberto Pregliasco

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o avuto il piacere di conoscere meglio Marcello Tabanelli durante una mostra d'arte contemporanea, Arte Fiera a Bologna, nel 1994.
Avevamo tentato, unici librai antiquari, lui di grande esperienza Bruno ed io quasi agli esordi, di sondare il mondo dell'arte allora e tuttora così incomprensibilmente lontano dal mondo del libro. Alcuni mitici libri d'artista lui, cataloghi di mostre storici e futurismo noi, c'era di che spaziare nel panorama dell'avanguardia e di che ammaliare, ci auguravamo, quel pubblico che comprava quadri o sculture - a volte orrendi - e che ai libri pareva tanto refrattario.
Quell'edizione di Arte Fiera restò l'unica a cui partecipammo. Ma a Bruno e a me rimase l'eco dei racconti del «Mercante di Stampe» e i suoi consigli, che cosa si poteva cercare, trovare e proporre tra Bruxelles e Parigi, che diceva Chagall, dove si ritrovavano i Cobra, che facevano a Milano gli spazialisti, e molto altro in felice confusione, stando in ascolto come i bambini fanno oh. Infine in un momento l'ennesimo di noia, Tabanelli si sedette esausto nel nostro stand: «Inventiamoci un movimento d'avanguardia, facciamo un manifesto», se non che nel ricordo rivedo lì con noi e molto interessato alla cosa Sergio D'Angelo, artista suo coetaneo che manifesti ne aveva scritti per l'arte nucleare. Ma io non ricordo, né Bruno, se D'Angelo fosse davvero presente o se l'avesse materializzato il racconto di Marcello Tabanelli.

Paolo Tonini
L'Arengario S.B.