di  Pera Studio Bibliografico di Maurizio Giovanni Pera

CAMILLO Giulio .

L'IDEA DEL THEATRO DELLO ECCELLENTE M.GIULIO CAMILLO

In Vinegia, Appresso di Agostino Bindoni, 1550

Dedicatoria di Lodovico Domenichi a Don Diego Hurtado di Mendoza. Cm.14,7x9,5. Pg.88, numerate solo al recto. Legatura in piena pergamena rigida. Tagli spruzzati. Marca tipografica, raffigurante la Giustizia con spada e bilancia, al frontespizio. Esemplare in accellenti condizioni di conservazione, fresca impressione. Si tratta di una rara edizione curata da Lodovico Domenichi dello stesso anno della prima, pubblicata postuma in Firenze da Lorenzo Torrentino nell'aprile del 1550. "Giulio Camillo detto "Delminio" (Portogruaro, 1480–1544) è stato un umanista e filosofo italiano. Letterato, erudito e insegnante, è famoso per il suo trattato sulla Imitazione nell'arte e per il vagheggiato progetto utopistico del Teatro della Memoria o Teatro della Sapienza, edificio ligneo costruito secondo il modello vitruviano in cui avrebbe dovuto essere archiviato, tramite un sistema di associazioni mnemoniche per immagini, tutto lo scibile umano, precursore delle moderne enciclopedie. Le fonti sulla sua vita sono due biografie scritte nel XVIII secolo da Federigo Altan e Giorgio Liruti. Nato attorno al 1480 (altre fonti attestano 1484), è possibile che il suo nome di battesimo fosse, in realtà, Bernardino, mentre Giulio Camillo sarebbe uno pseudonimo di sapore latineggiante, adottato secondo il costume degli umanisti dell'epoca. Studiò presso l'Università di Padova e si dedicò quindi all'insegnamento di eloquenza e logica. Nel 1508 fondò con altri, a Pordenone, l'Accademia Liviana; trasferitosi a Venezia, conobbe tra gli altri Pietro Bembo, Pietro Aretino e Tiziano, e strinse amicizia con Erasmo da Rotterdam, che lo ricorda nella sua opera Ciceronianus, attribuendogli eccellenti doti di oratore. Nel 1515 si trova a Udine, quale "maestro d'umanità". Qui tenta di ottenere "l'officio di Cancelliere della Comunità". Dedicatosi allo studio della lingua ebraica e delle lingue orientali, della cabala, del pitagorismo e della filosofia neoplatonica, nel 1519, in occasione di un viaggio a Roma, ebbe probabilmente occasione di confrontarsi con il cardinale Egidio da Viterbo, uno dei massimi cabalisti cristiani. In quegli anni andava sviluppando l'idea di un teatro di nuova concezione, in cui, a differenza che nel teatro tradizionale, in cui lo spettatore si trova in platea e lo spettacolo si svolge sul palco, era lo spettatore a trovarsi al centro del palco e lo spettacolo gli si dispiegava intorno. Dal palco, infatti, si dipartivano 7 gradini, ognuno dei quali contrassegnato con una diversa immagine (Primo grado, Convivio, Antro, Gorgoni, Pasifae, Talari, Prometeo) e ognuno suddiviso in sette parti, corrispondenti ai sette pianeti (Luna, Mercurio, Marte, Giove, Sole, Saturno, Venere). Ognuna delle quarantanove intersezioni che risultavano era contrassegnata da un'altra immagine mnemonica desunta dalla mitologia, che rappresentava una parte dello scibile umano. In pratica, il suo Teatro era un edificio della memoria, rappresentante l'ordine della verità eterna e i diversi stadi della creazione, un'enciclopedia del sapere e l'immagine del cosmo. In questo progetto si avvertono la tensione tipicamente rinascimentale verso il sapere universale e la conoscenza del cosmo, nonché gli influssi della filosofia ermetica e cabalistica iniziata da Pico della Mirandola e studiata nel Novecento da Frances Yates. Delminio espose le sue teorie nel trattato "Idea del Theatro" (pubblicato postumo a Venezia nel 1550) e trovò un sostenitore e mecenate nel sovrano francese Francesco I, che incontrò a Milano, ma non è chiaro se un prototipo di tale teatro sia stato effettivamente costruito. La sua figura non convenzionale e le sue idee particolarissime gli attirarono l'ammirazione di molti ma anche l'ostilità di altri, ed egli venne definito sia un genio sia un ciarlatano. La sua stessa persona era circondata da un alone di mistero, e anche la morte, attorno al 1544, avvenne in circostanze poco chiare" (da "Wikipedia"). > Adams, I / 458; Cicognara, 753; Schlosser, 244; Graesse, II, 26 citano l'"editio princeps". 

Prezzo: € 1.400,00