Biblioteche, scene da una catastrofe

Da 354 a 165 dipendenti alla Nazionale di Firenze. E a Venezia fotografare 20 pagine costa 300 euro Tagli In sette anni, lo sviluppo dei servizi informatici è diminuito del 64%

Ah, la biblioteca di Alessandria! Ah, la biblioteca di Sarajevo! Ah, la biblioteca di Mosul annientata dall'Isis! Dite voi: è normale sospirare sulla storia cancellata dagli «altri» e chiudere gli occhi davanti alle condizioni in cui versano le nostre biblioteche, i nostri archivi? Certo, Dario Franceschini ha solennemente promesso che questo sarà «l'anno delle biblioteche e degli archivi» annunciando «otto milioni in più». Speriamo. L'altro giorno gli amici dell'«Associazione lettori» che mandarono al «Corriere» le foto dei teli di plastica per mettere al riparo le librerie della Biblioteca Nazionale di Firenze in caso di pioggia, però, hanno segnalato a Tomaso Montanari, che ne ha subito scritto, un avviso della direzione: «Si informano i gentili Utenti che a causa della continua diminuzione di personale che non consente il regolare svolgimento del servizio, da lunedì 31 agosto 2015 fino all'arrivo dei giovani del Servizio Civile Regionale...». Per cinque giorni a settimana (sabato compreso, chiusura alle 13) si posson chiedere libri solo la mattina, il martedì solo al pomeriggio entro le 17.30, domenica chiuso. Manco fosse una biblioteca rionale di Latina. Tutto inciso nel marmo digitale: «A causa della continua diminuzione di personale...» . Era di 354 dipendenti, la pianta organica della nostra più importante biblioteca nazionale. Oggi sono 165, molto meno della metà. E la nuova tabella organici varata dal ministero ne prevede 170. Per sei milioni di volumi, tre milioni di opuscoli, 4 mila incunaboli, 25 mila manoscritti. La Bibliothèque Nationale de France, per dare un'idea, di addetti ne ha 1.400. Non bastasse, i bibliotecari veri e propri previsti sull'Arno sono 38. Per 120 chilometri lineari di scaffali.. .Ma Firenze, con gli ospiti costretti a stare col paltò addosso d'inverno (freddo polare) e a boccheggiare d'estate (caldo tropicale), le toilette spesso chiuse per guasto, gli orari ridottissimi rispetto a tutte le grandi biblioteche del pianeta è solo una delle emergenze. Gli organici delle nove biblioteche statali italiane, da Roma a Napoli, da Torino a Venezia, arrivano insieme a 884 persone. Poco più della metà della sola biblioteca nazionale parigina.L'aveva già denunciato Giovanni Solimine in L'Italia che legge (Laterza, pagine 173, e 12): «Le due Biblioteche Nazionali vedono i loro bilanci ridursi al lumicino (un milione e mezzo quella di Roma e 2 milioni quella di Firenze), mentre quelli delle consorelle europee sono di tutt'altro ordine di grandezza: Parigi 254 milioni, Londra 160 milioni, Madrid 52 milioni». Non parliamo dei soldi per comprare nuovi libri: 120 mila euro a testa le nostre due biblioteche nazionali, 19 milioni di euro a testa la British Library e la Bibliothèque nationale. E oggi, accusa Natalia Piombino dell'Associazione lettori, va perfino peggio: «Niente, niente, niente: non ci sono i soldi per comprare più niente».Un dato dice tutto. Non una delle nostre biblioteche risulta tra le prime venti del mondo. Neppure una. Non c'è da stupirsi. La stessa Rossana Rummo, direttore generale per le biblioteche, riconosceva nel 2012 tagli «spaventosi»: «Negli ultimi sette anni, lo sviluppo dei servizi informatici è diminuito del 64% e del 93% per la catalogazione. Il budget, rispetto al 2005, è sceso del 63%». Né le cose, nonostante gli impegni, appaiono molto migliorate: per la gestione ordinaria nel 2015 (lasciamo stare i soldi straordinari: le emergenze sono emergenze) la dote fissata è di 196.397 euro. Commento feroce di Montanari: meno del contributo «che lo stesso ministero ha pensato bene di destinare a Non c'è due senza te , l'ultimo film con Belén...».Non bastasse, tutte queste biblioteche che funzionano a singhiozzo perché parevano già dispersive nel 1867 all'allora direttore di Firenze Desiderio Chilovi («Le nazionali italiane sono per numero sovrabbondanti; giacché lo Stato non è in grado di sopportarne la spesa») stanno infliggendo agli studiosi un supplizio economico e culturale supplementare. Vietano infatti a chi ne ha bisogno di fotografare per proprio conto libri e documenti imponendo a tutti di rivolgersi ad aziende e aziendine convenzionate. Una gabella. Come spiegano nei loro documenti Mirco Modolo e gli altri animatori del movimento «Fotografie libere per i Beni Culturali», dalle altre parti del mondo non è così. La British Library, ad esempio, non solo consente a tutti coloro che non hanno scopi di lucro e agli studiosi di «utilizzare i propri dispositivi per fotografare oggetti a scopo di ricerca personale», ma ha messo online su YouTube una spiegazione di come vanno correttamente girate le pagine d'un libro antico e infine («ci rendiamo conto che non vi è un grande vantaggio nel condividere le immagini su Twitter e altri social media»), ha concesso agli utenti di far circolare il materiale: è o non è quello della «British» un patrimonio di tutti? E così si regolano più o meno tutte le altre grandi biblioteche. Dalla Bibliothèque nationale de France alla Deutsche Nationalbibliothek, da quella di Oslo fino a tutte le biblioteche romane degli istituti culturali stranieri. Frequentatissime.Da noi no. Men che meno negli archivi di Stato. Dopo avere liberalizzato le foto turistiche, infatti, il ministero ha fatto marcia indré . Col risultato che, ad esempio, per aver le foto di venti pagine uno studente che va all'Archivio di Stato di Venezia può essere costretto a pagare 300 euro. Dettaglio incredibile: il prezzo dimezzato per «riprese digitali b/n da originali». Prova provata che c'è chi si mette al computer per ridurre in bianco e nero le foto originali ovviamente a colori. Ridicolo. E perché mai, questo pedaggio alla Ghino di Tacco contro il quale c'è una rivolta scandalizzata degli studiosi stranieri? Questioni contrattuali. E spilorceria di chi già lamenta di avere poche entrate... Il bello è che, hanno scoperto i sostenitori del principio «libera foto in libero Stato», un sacco di soldi vengono buttati in una voragine: gli affitti pagati dai 103 archivi di Stato. Quello centrale su tutti: 4.361.858 euro di canone annuale. Quello di Roma città, da quasi un ventennio, 936 mila: per un edificio fatiscente che vale una quindicina di milioni. Quello di Verona, «gentilmente» ospitato da Cariverona, 580 mila: il quadruplo di prima. Totale degli affitti pagati all'anno: 18.807.250 euro. Cioè i quattro quinti (i quattro quinti!) di tutti i soldi dati dal governo. E pensano di tappare i buchi facendo pagare una gabella sulle foto? Mah...

Autore: Stella Gian Antonio
Fonte: archiviostorico.corriere.it