Dell'Utri-De Caro, quei dialoghi segreti

SI SENTIVANO, si incontravano continuamente tra Milano e Roma, si scambiavano affari e - soprattutto - dividevano la "merce" più pregiata: i preziosissimi libri della Biblioteca dei Girolamini, quelli trafugati dal tesoro dei testi antichi di Napoli, ormai diventati il loro comune (e assai redditizio) segreto. Anzi: quei volumi erano, come ricostruisce la Procura di Napoli, il pezzo forte delle "cenette" tra Marino Massimo De Caro, ex direttore della Biblioteca di via Duomo (oggi condannato in via definitiva per la prima tranche dell'inchiesta, ma sconta la pena a casa sua, a Verona), e l'ex senatore Pdl Marcello Dell'Utri (da un anno in carcere a Parma dopo la condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa), già noto bibliofilo di spericolato e forse spregiudicato collezionismo.
«Lei c'ha sempre il Vico che l'aspetta eh... Quello lì lo porto io», prometteva De Caro, che lo chiamava ossequioso, "dottore", nel 2012. Dall'altro lato del telefono, Dell'Utri, gli dava del tu e gongolava: «Eh, bravo, con il tartufo». De Caro: «Esatto. Vico col tartufo», rideva.
Ecco le conversazioni sulle quali tra alcune settimane, per la prima volta, sono chiamati a discutere - e poi a pronunciarsi i senatori della giunta per le autorizzazioni a procedere.
Sembra avviata a un altro giro di boa, infatti, la maxi inchiesta dei pm napoletani Antonella Serio, Ilaria Sasso Del Verme e Michele Fini, coordinati dal procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli, sul saccheggio della biblioteca. Ed è sulle ultime ricostruzioni dei pm che il Gip di Napoli, Francesca Ferri, ha inviato a Palazzo Madama la richiesta di «utilizzabilità» di quelle intercettazioni a carico di Dell'Utri, già indagato a Napoli per concorso in peculato con De Caro, ma la cui posizione potrebbe ulteriomente aggravarsi. Il "plico" è partito dall'Ufficio Gip già alla fine di luglio, ma il deposito di quelle intercettazioni - alcune delle quali già note - tra De Caro e Dell'Utri filtra solo nel lunedì dei primi uffici che riaprono.
Va ricordato che, secondo riscontri incrociati, Dell'Utri sarebbe entrato in possesso di almeno 14 volumi sottratti alla biblioteca, tutti di inestimabile valore (tra gli altri, una copia di "Utopia", di Thomas More del 1518; una del "De rebus gestis" di Gian Battista Vico; la "Legatura Canevari"). Di questi, Dell'Utri ne ha restituiti solo 5, in sede di interrogatorio a Napoli. Ma, assistito dal suo avvocato Giuseppe Di Peri, ha sempre negato di aver mai saputo di quella provenienza illecita. Tesi insostenibile, per l'accusa.
Ecco una telefonata su cui puntano i pm. È' del 29 marzo 2012. Dell'Utri. «Massimo, fai il prezzo». De Caro: «Io la prossima settimana sono da solo nel convento, tutto il convento per me, se vuole dottore... da solo! Ho le chiavi perché i padri vanno via». Stando ai pm, era evidente l'intesa tra i due «indicativa della finalità illecita». Ma tutte le telefonate indicate dal gip appaiono andare in un'unica direzione. Come quella del 22 febbraio 2012: De Caro: «Dottore, le dicevo che ho trovato il "De rebus gestis" di Antonio Carafa ». Dell'Utri: «Del Carafa sì che non ce lo abbiamo». E più avanti «Bravo Massimo!». La «consegna del volume» per la Procura avviene nel «mese di marzo successivo a Milano». Uno dei tanti testi trafugati per il senatore. Spesso si univa l'ultile al dilettevole.
Come nella telefonata che organizza la cena del 13 marzo 2012. Il dialogo tra i due verte sulle critiche ad alcuni articoli de "La Repubblica" e "Il Fatto" che commentano guai giudiziari di dell'Utri ed entourage berlusconiano. «Gentaglia, sono dei personaggi», dice Dell'Utri. Poi passano al sodo. De Caro: «E poi adesso vedrò... c'è la Pampaloni che ha una copia del Raimondo di Sangro della lettera apologetica...». Dell'Utri: «Ah sì? Caspita». De Caro: «Epperò quella non la compri, gliela do io. Sì, non c'è bisogno, lei c'ha sempre il Vico che l'aspetta». Dell'Utri: «Eh bravo, con il tartufo ». De Caro annuisce e annuncia: «Quello lì lo porto io a Milano, poi giovedì viene anche padre Sandro, glielo devo presentare ». E annuncia che in congregazione, ai Girolamini di Napoli, «hanno fatto una novena» preghiere per le sue grane. Dell'Utri: «Devo ringraziarli, ma sarà servita a qualcosa...». E De Caro, l'ultimo "illuminista" messo a capo della biblioteca come la volpe sul pollaio, sentenzia: «Della serie "non è vero ma ci credo", ma tutto serve».

(Conchita Sannino - La Repubblica - 25 agosto 2015) 

Pubblicato il 01 Jan 2510