Esportazione: è il caso di «squarciagolare»

 
Nel Maggio 1949 il Circolo dei Librai Antiquari - antico nome dell'Associazione Librai Antiquari d'Italia - pubblicava sul suo Bollettino (anno III, n.5) un editoriale in merito al problema principale della professione. La sua attualità ad oltre 70 anni di distanza è impressionante e fa riflettere. Ne riproponiamo la lettura trascrivendo qui il testo su segnalazione del socio Maurizio Pera.

 

«Quello dell'esportazione è indubbiamente il problema più sentito dei librai antiquari italiani ed è per tale ragione che il nostro Circolo lo tiene sempre alla lettera A dei suoi ordini del giorno. Dalle colonne di questo Bollettino ne è stato più volte parlato e il Circolo ha anche incaricato persone competenti per trattare i vari aspetti del problema in sede ministeriale. Esso però è vasto e complicato e sarebbe ingenuo attendersi soluzioni rapide ed integrali. La cosa rientra nella competenza di vari Ministeri (Finanze, TesoroCommercio Estero, Pubblica Istruzione e Poste) e ognuno sa bene come siffatti organismi statali siano lenti e ponderati nelle loro decisioni. Sappiamo però anche bene come in regime democratico abbia il suo valore la voce del cittadino o della categoria e come la rapidità delle decisioni sia in stretta relazione al tono maggiore o minore con cui esse vengono invocate. Sarebbe quindi il caso di gridare e squarciagolare le nostre richieste per farle pervenire con la necessaria rapidità e intensità alle sedi competenti. Ma affinché queste grida non rassomiglino ai ragli dell'asino che non arrivano mai al cielo, desidereremmo che le nostre richieste avessero un tono serio, sostenuto e documentato.
Il Bollettino mette ben volentieri le sue colonne a disposizione di quei librai che intendono apportare un serio contributo alla chiarificazione del problema. Anzi invitiamo calorosamente tutti i librai a voler prendere la parola sull'argomento, affinché nelle pratiche che intendiamo svolgere possiamo avere la sicurezza di tener presenti i desideri di ognuno.
Secondo la nostra modesta visuale, il problema dell'esportazione ha due aspetti ben distinti da trattare singolarmente: quello legale e quello burocratico. L'aspetto legale riguarda il complesso delle norme ministeriali che rendono difficile l'esportazione, mentre l'aspetto burocratico riguarda l'erronea o inesatta o negligente interpretazione di tali norme dei funzionari, che rendono addirittura impossibile l'esportazione.
Qui sarebbe il caso di entrare in innumeri episodi in cui i funzionari incompetenti intralciano maledettamente la già tanto intricata matassa dell'esportazione. Un impiegato di dogana respinge un libro del sec. XVII perché, a suo parere, esso è d'interesse nazionale (si tratta di un Tacito edito a Firenze nel 1637 da Pietro Nesti). Un funzionario di banca, per consegnare un importo pervenuto dall'estero, non si contenta della ricevuta del pacco spedito, ma esige una dichiarazione dell'ufficio postale in cui si affermi che esso è stato realmente inoltrato (dichiarazione che l'ufficio postale non è autorizzato a rilasciare). E tanti altri episodi del genere, più o meno grotteschi. Circa le sovrintendenze bibliografiche ci si lagna soprattutto della lentezza delle loro pratiche e anche del diverso rigore con cui certe norme vengono applicate in questa o in quella regione.»