Il metodo non funziona

n. 308 - Domenica 9 Novembre 2014 Il Sole 24 Ore

CASO GIROLAMINI / L’ESPERTO
Il metodo non funziona
di Daniele Danesi

La serie di furti di cui è accusato (e di cui, in parte, si è autoaccusato) Marino Massimo De Caro non solo nella biblioteca dei Girolamini di Napoli, ma in numerose altre biblioteche su e giù per l’Italia (Ministero dell’Agricoltura, Osservatorio Ximenianodi Firenze, Seminari di Padova e Verona, altre numerose biblioteche ecclesiastiche, etc.) rimane un fatto gravissimo anche perché - a prescindere dagli esiti giudiziari - difficilmente tutti i libri sottratti verranno ritrovati, nonostante la condanna che subirà colui il quale sarà giudicato responsabile dei reati. Ad aggravare la situazione, vi sono altri due aspetti: da un lato, gli inquirenti sembrano credere alle “rivelazioni” del De Caro, che tuttavia non portano a nulla di concreto appena sotto-poste ad un vaglio più stringente; dall’altro lato, De Caro, agli arresti domiciliari, incredibilmente ha la possibilità di navigare in Internet e pilotare indagini che, come accaduto di recente, si ripete, non portano sostanzialmente a nulla. L’altro aspetto che lascia qualche perplessità concerne l’adozione di provvedimenti di sequestro, anche molto consistenti, che sembrano basarsi quasi esclusivamente sul fatto che in alcuni cataloghi di antiquariato compaiono libri che sono presenti anche nel catalogo storico della biblioteca dei Girolamini. In tale filone, si inserisce il recente caso di una casa d’aste romana, Bloomsbury-Philobiblon, alla quale, sostanzialmente su indicazione di De Caro, sono stati sequestrati tutti i libri della sua prima asta (quasi mille libri) e sull’asserzione delle consulenti della Procura della Repubblica di Napoli secondo le quali, da un’analisi a campione, risultava che su 160 opere il 10% figurava anche nel catalogo dei Girolamni. Peccato però che, poi, è stato appurato che nessuno di questi, né degli altri lotti, provenisse dal furto presso i Girolamini e peccato che, anche in questo caso, si abbiano notizie, pur lacunose e incerte, che una parte di quel 10% era già stata recuperata. Alla fine tutto quanto sequestrato (salvo tre libri del valore complessivo di 100 euro) è stato oggetto di restituzione in favore della casa d’aste.
A questo punto ci si chiede se una maggiore accuratezza nella fase antecedente ai sequestri (magari mediante l’esecuzione di controlli preventivi più approfonditi) avesse potuto condurre a risultati differenti. E infatti chiaro che la refurtiva non si ritrova facendo corrispondere a casaccio libri presenti nel catalogo della biblioteca derubata con libri presenti in internet o in asta, su une dubbia base statistica ed affidandosi alle rivelazioni del De Caro. Tra l’altro questa presunta corrispondenza non è tra libri rubati, e libri sul mercato antiquario, ma tra libri presenti nel catalogo e libri sul mercato, senza une serio verifica se si tratta di libri rubati, di libri che sono ancore presenti in biblioteca o che sono stati già recuperati. Non si può inoltre evitare di notare come non esista une lista (meglio un data base) dei libri rubati, né una dei libri recuperati, non solo ai Girolamini, ma anche nelle altre biblioteche “visitate” dall’ex consulente del ministro Galan. Se si continua con queste procedure non si ritroverà nulla e si danneggeranno persone e ditte oneste. E difficile ritrovare libri applicando metodologie di ricerca cosi approssimative. Il danno economico e di immagine procurato è incalcolabile, mentre una strategia giusta sarebbe quella di attivare una collaborazione con tutti i soggetti coinvolti o che è possibile coinvolgere, siano essi bibliotecari, librai o collezionisti. L’offerta di collaborazione da parte delle associazioni italiana e Internazionale dei librai antiquari si è però lasciata cadere nel vuoto. Alla base di questa situazione c’è una totale inadeguatezza delle attività di tutela dei beni librari e degli organismi che se ne occupano: quando sarà passata la tempesta Girolamini è probabile che tutto torni come prima, o forse tutto è già tornato come prima. Si si chiede come sia possibile che grossi lotti di libri rubati possano essere andati a Londra e a Monaco, non si capisce bene se con o senza permesso di esportazione (dopo l’affaire Girolamini sono le case d’aste straniere a chiedere il permesso di esportazione se un libro viene d’all’Italia!). Tutte queste vicende, ma anche l’epidemia di furti, anche successivi al caso più eclatante del quale ci occupiamo qui, evidenziano una grave crisi delle attività di tutela del patrimonio librario italiano. Molte regioni, che, va sottolineato, ne sono titolari, hanno trascurato e progressivamente depotenziato questo settore di attività, a fronte di una situazione italiana molto critica per la grande dispersione del patrimonio in un numero grandissimo di strutture oggettivamente difficili da controllare.
L’unica possibilità di recuperare libri rubati è data dalla circolazione più ampia possibile, anche attraverso canali internazionali, degli elenchi della refurtiva, di una loro descrizione accurata, quando disponibile e se non è disponibile, di un elenco delle caratteristiche tipiche che possono portare al riconoscimento: timbri, ex libris, caratteristiche delle legature e altri dati materiali costanti in una data collezione. Niente di tutto questo sembra però essere stato fatto per i Girolamini (e per le altre biblioteche) dopo quasi tre anni dagli avvenimenti: sembra invece che si proceda tenendo segreto il tutto nell’illusione che iin questo modo si possano cogliere i ricettatori sul fatto. Si tratta di une pericolosa illusione: la tempestività degli interventi di identificazione e pubblicizzazione del materiale rubato sono fondamentali per riuscire a ridurre il danno. Più passa il tempo, più la refurtiva tende a scomparire, a mimetizzarsi e a nascondersi in collezioni dove nessuno andrà più a cercarla. Sarebbe indispensabile imparare da questo dramma: lo Stato e le Regioni dovrebbero coordinarsi per creare un data base aperto dei libri rubati con un corredo più accurato possibile di descrizioni di esemplari e riproduzioni di timbri e altri contrassegni. Ex-direttore di biblioteche storiche

ENGLISH TRANSLATION------------------------------------------------------------------------

GIROLAMINI / EXPERT
The method does not work
Daniel Danes

The number of thefts of which Marino Massimo De Caro is accused (and which, in part, he has accused himself) not only in the library of the Girolamini of Naples, but in many other libraries up and down Italy (Ministry of Agriculture, Observatory Ximenianodi Florence, Padua and Verona seminars, numerous other ecclesiastical libraries, etc.) is very serious because - regardless of the legal judgments - hardly any stolen books will be found, in spite of the conviction that the one who will suffer will be judged responsible for the crimes. To make matters worse, there are two other aspects: on the one hand, the investigators seem to believe the "revelations" of De Caro, but they do not lead to anything concrete just below-posed to a more stringent screening; on the other hand, De Caro, under house arrest, incredibly has the ability to surf the Internet and pilot surveys, as happened recently, we repeat, do not wear basically nothing. The other aspect that is unsatisfactory is the confiscation, also very large, which seems to be based almost exclusively on the fact that in some catalogs antiquarian books are also in the historical catalog of the library of the Girolamini. In this vein, is part of the recent case of an auction house in Rome, Bloomsbury-Philobiblon, where substantially on the advice of De Caro, all the books of its first auction were seized (nearly a thousand books), and on the assertion of the consultants of the public prosecutor of Naples, under which, by analysis of a sample, it appeared that 10% of 160 works was included in the catalog of Girolamni. Too bad, then, it was found that none of these, nor of the other lots, came from the robbery at the Girolamini and shame that, in this case, we have news, though incomplete and uncertain, that part of the 10% had already been recovered. In the end all the items seized (except three books worth a total of € 100) have been the subject of restitution in favor of the auction house.
At this point one wonders if higher accuracy in the phase prior to the confiscations (perhaps through more in-depth screening tests) might have led to different results. And it's clear that the stolen goods can not be found by matching random books in the robbed library catalog with books available on the internet or at an auction, each of dubious statistical basis and relying on revelations of De Caro. Among other things, this is not supposed correspondence between stolen books, and books on the art market, but among the books in the catalog and books on the market, each with no serious checks to see if they are stolen books, books that are also still present in the library or that have already been recovered. You also can not help but notice how there is a list (preferably a database) of stolen books, or a book recovered, not only to Girolamini, but also in other libraries "visited" by the former advisor to the Minister Galan. If you continue with these procedures you'll end up nowhere and hurt people and businesses that are honest. It's hard to find books by applying such rough research methodologies. The economic and image damage are incalculable while a right strategy would have been to enter into cooperation with all the parties involved or may be involved, whether they are librarians, booksellers or collectors. The offer of cooperation from the Italian and international associations of antiquarian booksellers has, however, dropped in a vacuum. Underlying this situation is a total inadequacy of the protection activities of library and bodies that deal with it: when will the storm have passed Girolamini it is likely that everything will be as before, or maybe everything is already back to normal. He wonders how it is possible that large batches of stolen books may have gone to London and Monaco, it's not clear whether with or without export permits (after the affair Girolamini are the auction houses abroad to ask for permission to export if a book is in Italy!). All of these events, but also the epidemic of theft, even after the most striking example of what we are dealing with here, show a severe crisis of the activities on the preservation of the Italian book. Many regions, which, it should be pointed out, are the owners, have progressively weakened and neglected this sector, in the face of the Italian situation very critical for the wide dispersal of its assets in a very large number of structures objectively difficult to control. The only way to recover the stolen books is given by the widest possible circulation, including through international channels, of the lists of stolen goods, with their accurate description, if available and if not available, a list of characteristics that can lead to recognition: stamps, bookplates, characteristics of slurs and other data material constant in a given collection. None of this seems to have been done for Girolamini (and other libraries) after nearly three years after the events: it seems that we proceed keeping secret the whole illusion that in this way you can reap the fences in the act. It is a dangerous illusion: the timeliness of interventions to identify and disclose the material stolen is critical to be able to reduce the damage. As time passes, the more the loot tends to disappear, to camouflage and hide in collections where no one will go looking for it. It would be essential to learn from this tragedy: the State and the Regions should coordinate to create a database of stolen books open with a set of the most accurate descriptions of specimens and replicas of stamps and other markings.
Past director of the historical library