In memoria di Gianfranco Varcasia

Questa pagina è dedicata a Gianfranco Varcasia, amico dei libri e dei librai. Gianfranco è stato il nostro segretario e un prezioso collaboratore, il baricentro e l'immagine stessa della nostra associazione per oltre un decennio, dal 2006 e fino a questi ultimi giorni, perché non ha mai smesso di esserci vicino. Lo ricordiamo con le parole di Vittorio Soave, che ne presentò la candidatura, e con quelle dei presidenti che ne hanno sostenuto la nomina e che hanno avuto il privilegio di lavorare con lui.

 

Il Consiglio Direttivo

 


Conobbi Gianfranco nel 1981, quando venne a trovarci in Libreria, in occasione di una delle sue occasionali visite in Piemonte, regione d'origine di sua moglie. Romanamente gioviale, dalla battuta pronta, anche mordace, appassionato di libri, con interessi tra i più disparati, che andavano dai libri di viaggio, a quelli di pirateria, ai feuilleton italiani dell'800.

Col tempo diventammo amici. Mi resi conto che il nostro mondo lo affascinava ed infatti a poco a poco divenne amico e talvolta cliente della maggior parte dei librai antiquari italiani (specie romani e napoletani) e non solo. Fu per questo motivo che, dopo la scomparsa del nostro fedelissimo e rimpianto Francesco Scala, e la non felicissima esperienza di affidare la nostra Segreteria alla “Firenze Congressi”, iniziai a “stuzzicarlo”, per convincerlo che avrebbe potuto diventare un perfetto Segretario dell'ALAI. Chi meglio di lui infatti conosceva i vizi (molti) e le virtù (non altrettante) di noi “addetti ai lavori”?

Gianfranco era allora un dirigente di “Confagricoltura”, un manager quindi (in gioventù, tra l'altro, era stato anche ufficiale dell'Aeronautica). Laureato in legge, conosceva bene l'inglese ed il francese. Ed era inoltre bene introdotto nei labirintici corridoi delle istituzioni capitoline. Fu così che durante il mio secondo mandato come Presidente dell'ALAI (1992-96), in coincidenza col suo “pensionamento”, cominciai a corteggiarlo con sempre maggiore insistenza, proponendogli addirittura di diventare “direttore” dell'ALAI, carica allora non prevista dal nostro Statuto, ma che si sarebbe potuto istituire in occasione di una Assemblea generale, per sollevare il Presidente dalle sempre maggiori incombenze che lo assediavano. La nostra Associazione stava infatti ingrandendosi numericamente, le nostre iniziative (fiere, Congressi etc.) ed il nostro commercio - prima che pastoie burocratiche, le mille leggi, i sempre più complessi obblighi fiscali e i vincoli a tutela del patrimonio bibliografico nazionale ci schiacciassero – erano in fase di espansione.

Nei Direttivi che mi succedettero vi furono alcune piccole resistenze sulla sua scelta, non tanto sulla persona, quanto perché altre soluzioni sembravano più praticabili; ma tutte vennero poi fortunatamente a cadere. E così, alla fine, dopo mie ripetute insistenze, Gianfranco si fece avanti e la sua candidatura all'incarico di Segretario venne felicemente ed universalmente accettata, incarico che da allora resse con mano ferma e competenza sino a quando la malattia lo costrinse a lasciarci. In occasione delle nostre Assemblee annuali ricordo con quanta autorevolezza si sostituiva spesso al presidente della riunione, richiamandoci burberamente all'ordine o suggerendo ragionevoli soluzioni conciliatorie ogniqualvolta nascevano dei dissensi.

Io, noi tutti, abbiamo perso un grande amico, l'ALAI un grande Segretario.

 

Vittorio Soave

 


 Ho conosciuto Gianfranco quasi 30 anni fa, come collezionista di libri di viaggi. Eravamo entrambi più giovani e magri, allora. Poco dopo essere stato eletto Presidente dell'ALAI, proprio dopo la mostra organizzata nella sua città, a Palazzo Venezia, ho sentito la necessità che l'ALAI avesse nuovamente un Direttore conosciuto e riconoscibile, come lo era stato Francesco Scala per 30 anni.

Quindi, volli Gianfranco a ricoprire quell'importante ruolo di collante fra i librai, che conosceva in grandissima parte, i loro pregi e i loro difetti. Quando ero un ragazzo osservavo il Dr. Scala quasi assopirsi sulla sedia di fronte alla scrivania di mio padre, presidente negli anni Settanta, dopo il proprio giro fra i numerosi librai torinesi. Allo stesso modo, ricorderò per sempre Gianfranco la sera di fronte alla mia scrivania, fino al 2010 e anche dopo.

Spesso fingeva di non apprezzare il mio decisionismo, ma insieme abbiamo iniziato le mostre a Bologna, insieme quelle al Salone del Libro di Torino, insieme abbiamo organizzato quella milanese del 2008 al Salone dei Tessuti e nel 2010 il Congresso mondiale a Bologna e la mostra con 110 espositori. Ricordo quando, dopo una demenziale assemblea alla fine della clamorosa fiera “indipendente” dell'ALAI a Milano, mi chiese di non mollare, perché i 50 espositori stranieri erano venuti lì anche per (motivo e tramite) me e almeno il doppio di partecipanti al Congresso sarebbe venuto a Bologna anche grazie (tramite e riconoscenza) a me. L'ultima volta lo incontrai a Roma e volle accompagnarmi a Termini con la sua auto. Gianfranco sosteneva che dirigere l'ALAI era molto più complesso e spesso frustrante di quanto fosse presiedere un'assemblea di condominio.

Mi auguro che la nostra Associazione sia stata per Gianfranco almeno come una casa, dove sentirsi rispettato e gratificato. Non posso che ringraziarlo.

 

Umberto Pregliasco

 


La perdita di Gianfranco Varcasia, per oltre dieci anni segretario ed anima ispiratrice dell'Alai, è di quelle che lasciano un vuoto profondissimo. Nei cinque anni passati alla presidenza dell'Associazione e nei numerosi precedenti spesi da consigliere e da tesoriere, la presenza di Gianfranco al mio fianco è stata al tempo stesso fondamentale e rassicurante. Incredibile, data la significativa differenza di età che ci divideva, era la comunanza di vedute che ci ha sempre accompagnato. Tra le tante condotte insieme, voglio ricordare in particolare la battaglia per ottenere una revisione della legge sull'esportazione che, quasi miracolosamente, è arrivata poche settimane prima della sua dolorosa scomparsa.

Di Gianfranco amo poi soprattutto ricordare la sua intelligenza, il suo umorismo ed il suo sarcasmo, che non si arrestava di fronte a nulla, neanche nelle occasioni più ufficiali. Per questa sua franchezza graffiante, a tratti un po' ruvida, ma sempre ironica e calibrata, non era forse amato da tutti allo stesso modo. Una figura come la sua sarà tuttavia impossibile da sostituire e il vuoto che lascia difficilmente colmabile; per quanto mi riguarda anche e sopratutto come amico…

 

Fabrizio Govi

 


Sento anch'io il dovere di ricordare Gianfranco Varcasia, anche se mi sono trovato a ricoprire la carica di Presidente dell'ALAI per soli 4 mesi, proiettato in questa dimensione in un momento assai difficile della nostra associazione.

Ma mi è bastato quel poco tempo per poterne apprezzare, oltre che la fermezza e la lucidità, la profonda disponibilità, burbera e paterna allo stesso tempo. Con lui a fianco è stato meno difficile svolgere e portare a termine il compito che mi era stato affidato.

Purtroppo in momenti come questo le parole riescono solo in parte a rispecchiare i reali sentimenti che si provano. Spero solo che queste mie due tu le possa ancora sentire: Grazie Gianfranco.

 

Fulvio Audibussio

 


Gianfranco Varcasia era un profondo conoscitore delle virtù e dei vizi di noi librai antiquari. Ci conosceva praticamente tutti, e l'esperienza maturata negli anni da collezionista l'aveva messa a frutto passando dall'altra parte della barricata, quando era stato scelto per ricoprire il delicato ruolo di segretario dell'associazione. Non faceva mistero delle sue opinioni, ma sapeva dosare con attenzione tempi e modi; sia che si dovesse essere tranchant o politically correct.

Conoscerlo negli anni in cui ho ricoperto il ruolo di consigliere è stato prezioso per me; ma ancor di più nella delicata fase della mia vita da Presidente dell'A.L.A.I, dove mi ha saputo guidare con più tatto di un padre o consigliare con fermezza quando era necessario.

Puntuale, disponibile, attento, l'elenco delle qualità del suo mandato da segretario potrebbe continuare; non poterlo più risentire per un consiglio o rivedere per parlare del mondo dei libri mi addolora profondamente; una pagina della storia dell'ALAI si chiude con lui.

 

Marco Cicolini