Perché i libri antichi sono in pericolo

I libri antichi in Italia sono in pericolo. Le cause? Ladri, miserevoli mezzi a disposizione delle biblioteche, un problema legislativo. Circa quest’ultimo punto, il ministero dei Beni e delle Attività culturali e del turismo, il Mibact, avviò un nuovo corso (legge del 6 agosto 2015, numero 125) con cui ha sottratto alle Regioni la competenza in materia di beni librari, avocandola a sé. Poi, con circolare del 20 ottobre, è stato stipulato un accordo tra tale dicastero e la direzione generale delle biblioteche e istituti culturali, in base al quale vengono affidati agli Uffici Esportazione le incombenze di tutela per la libera circolazione dei beni bibliografici.

Scelta che, apparentemente, risolve un problema ma che in pratica crea situazioni kafkiane per librai e operatori. Marco Manetti, titolare della Libreria Antiquaria Gonnelli di Firenze, operante dal 1875, ci confida: «Tale soluzione, definita dallo stesso ministero “transitoria” e “temporanea”, rischia di paralizzare gli Uffici Esportazione, che gestiranno una mole di lavoro insostenibile per le loro forze, giacché dovranno esaminare non solo qualsiasi bene artistico e archeologico ma da qualche giorno anche tutti i libri, manoscritti e autografi superiori a 50 anni, anche se valgono 1 euro. Invece nella gran parte dei Paesi europei c’è una soglia di valore che determina una distinzione tra una Bibbia del XV secolo e un Giallo Mondadori del 1964».

Detta in soldoni, se i ricordati Uffici rischiano di non ben funzionare (la soluzione è scritta ma, a oggi, manca anche la modulistica per iniziare una pratica), si bloccherà ulteriormente l’esportazione di libri mettendo in pericolo la sopravvivenza dell’antico commercio librario. Non si dimentichi che le biblioteche straniere sono le uniche che hanno denaro per incrementare i loro fondi, giacché le nostre in troppi casi non hanno nemmeno i soldi per pagare le bollette. E questo è uno dei problemi. Il blocco del commercio evoca questioni sul patrimonio librario. I furti continuano e non avvengono soltanto quando le cronache li strillano, come nel caso dei Girolamini. In un convegno dell’8 maggio scorso, svoltosi a Roma nella Sala Pio X della Biblioteca Vaticana, il capitano dei carabinieri Giovanni Prisco della Tutela del Patrimonio Culturale, ha ricordato che nel biennio 2011-12 in Italia sono stati rubati 19.031 libri. Sia consentita una battuta: sono gli oggetti più facili da fregare.

I dati relativi alle sottrazioni vanno intesi in una prospettiva particolare: ci si accorge del furto di un libro grazie a un inventario o perché un lettore chiede una certa opera che risulta sparita. La data dell’avvenuto reato è sovente impossibile stabilirla. E questo senza contare le mutilazioni. Non sempre si nota, per esempio, che è stata tagliata una tavola: il problema si presenta al controllo per verificare le differenze tra esemplari della medesima tiratura (molte volte lo fanno, appunto, antiquari o studiosi).

Carlo Hruby, vicepresidente della Fondazione Enzo Hruby, che da anni si dedica alla tutela del patrimonio artistico, architettonico e culturale (tra l’altro ha curato sistemi di sicurezza alla Biblioteca di San Francesco ad Assisi e all’Ambrosiana di Milano), evidenzia un altro problema: «Il libro è il bene più difficile da proteggere». Parla della possibilità di inserire dei microchip in grado di far scattare l’allarme nel caso di sottrazione, ma non se il volume viene mutilato in qualche parte. E aggiunge, riportando una fonte del ministero della cultura: «Dati del 2014 rivelano che in Italia ci sono 12.936 biblioteche, delle quali 6.467 di enti pubblici, 1.978 di università e 1.322 di enti ecclesiastici e altre associazioni. Conservano 198.131 manoscritti, 34.051 incunaboli e 332.203 cinquecentine; la somma dei libri stampati è di 24.700.281, senza contare quasi 7 milioni e mezzo di opuscoli. I lettori risultano 1.394.719 (89.729 stranieri). Pur selezionando la protezione da attuare, è facile comprendere che con queste cifre occorrono investimenti seri, programmati, mirati». Invece i tagli – sino a oggi - sono di moda. Carlo Hruby ricorda che «negli ultimi anni il budget per i sistemi informatici è diminuito del 64% e per quelli di catalogazione del 93%». Va da sé che non è possibile proteggere qualcosa che ha meno attenzioni economiche di una fiction, anche se scadente. D’altra parte non è un mistero: le due biblioteche nazionali italiane, di Roma e Firenze, avevano a disposizione negli ultimi tempi per gli acquisti circa 120 mila euro annui ciascuna, contro i 19 milioni della Nationale de France e altri 19 milioni della British Library. Rimedi? Per ora annunci, promesse e auspici, sperando che non si tratti di italiote illusioni. Per allievare le sofferenze siano almeno evitate normative kafkiane. In un Paese che di leggi ne ha troppe.

Autore: Armando Torno
Fonte: www.ilsole24ore.com