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L'attività culturale dei Librai Antiquari nel corso dei secoli

Data 01/12/2020       Categoria Articoli e pubblicazioni
Autore Admin

L'attività culturale dei Librai Antiquari nel corso dei secoli

Vorrei fare l’elogio, in questo breve intervento, alle librerie antiquarie di tutto il mondo, specialmente di quelle (e non sono poche in Italia) che nell’esercitare il commercio librario svolgono una costante, intelligente e proficua attività culturale, promuovendo mostre di libri e stampando accurati cataloghi, molto apprezzati non soltanto dai bibliofili, ma anche dai bibliotecari; pubblicazioni, queste, interessanti e di piacevole lettura, che si accreditano talvolta fra i più autorevoli repertori bibliografici.
L’attività commerciale e culturale dei librai antiquari affonda le sue radici in un lontano passato. Duemilacinquecento anni or sono, infatti, nella Grecia di Pericle, il libraio (bibliopòles) già svolgeva la sua apprezzata professione, assumendo la triplice funzione di scrittore, di copista e di venditore di libri, procurando ai bibliofili dell’epoca rari testi delle opere di Omero, di Alceo, di Anacreonte o dei protofilosofi presocratici. Nell’antica Roma, ai tempi di Augusto, nelle Tabernae Librariae dell’Argileto (un vicus vivace ed affollato che si estendeva dalla Suburra al foro di Cesare), filosofi, grammatici, poeti e altri amatores librorum si accalcavano davanti alle liste di libri in vendita affisse agli stipiti della porta, contendendosi, a caro prezzo ,i volumina più rari e ricercati.
In tempi più recenti, dopo l’introduzione della stampa che risale, come è noto, al 1453; epoca in cui Gutenberg stampò a Magonza il primo libro (la celeberrima Biblia latina, il commercio librario ebbe un grandissimo sviluppo, estendendosi rapidamente e capillarmente nei grandi e piccoli centri di tutta l’Europa. Ad agevolare una maggiore diffusione dei libri contribuirono efficacemente i cataloghi, stampati e divulgati dagli stessi editori-stampatori che svolgevano quasi sempre anche il ruolo di librai. Vorrei ricordare (e ci tengo molto come raccoglitore di edizioni Aldine e come direttore di un’associazione di bibliofili che si chiama Aldus Club) che il primo catalogo di libri stampati uscì (ai primi di ottobre del 1498) dai gloriosi torchi dell’Officina Tipografica di Aldo Manuzio e presentava le stesse caratteristiche dei cataloghi moderni. Aveva un titolo : Libri graeci impressi , ed elencava ordinatamente descritti in cinque classi (Grammatica, Poetica, Logica, Philosophia e sacra Scriptura), una serie di volumi stampati dal 1495 al 1497 “in Aedibus Aldi Romani”. A questo protocatalogo editoriale, imitato subito da altri stampatori italiani e stranieri seguirono, distanziati nel tempo (fino al 1592), altri cinque Indices librorum, pubblicati da Aldo e dai suoi figliuoli.
Sono trascorsi cinquecento anni da quando Aldo Manuzio, il grande umanista che sognava di rigenerare la società attraverso la cultura, iniziò la sua faticosa missione educatrice, stampando e divulgando, anno dopo anno, nell’arco dei quattro lustri della sua intensa attività, accurate, elegantissime edizioni delle opere dei grandi filosofi e poeti dell’antichità classica e dei primi secoli della nostra letteratura. Furono tempi difficili quelli in cui visse e operò Aldo, anni travagliati da guerre devastanti e sanguinose, combattute tra Francia e Spagna sul suolo italiano. Nel novembre del 1494, mentre il generoso tipografo stampava il suo primo libro, l’Erotemata di Costantino Làscaris, la soldataglia di Carlo VIII saccheggiava, a Firenze, la preziosa biblioteca di Lorenzo il Magnifico. Più tardi, nel 1499, mentre uscivano dai suoi torchi le splendide pagine del libro più bello di tutti i tempi, L’Hypnerotomachia Poliphili, Massimiliano Primo invadeva il territorio della Serenissima, mettendo a ferro e fuoco il Friuli. “Se si maneggiassero più libri che armi - scriveva a un amico nel 1503, Aldo Manuzio - non si vedrebbero tante stragi e tanti misfatti, tante brutture, tanta insipida lussuria”, e, nella prefazione al Pindaro (nel 1503), biasimando il servilismo e l’ipocrisia imperanti dei suoi tempi, si avvale di alcuni efficaci versi di Omero per fustigare i vili che non hanno il coraggio e l’onestà morale di esprimere liberamente il loro pensiero.

Sono trascorsi cinque lunghi secoli, ma il sogno di Aldo resta ancora un’utopia. L’uomo, insensibile alle lezioni di Aristotele e di Platone, di Virgilio e di Lucrezio, di Francesco d’Assisi, di Dante e di Voltaire, continua a disonorarsi nell’odio e nella crudeltà, nell’egoismo e nell’ipocrisia. Tuttavia, il civile messaggio di Aldo Manuzio e degli altri grandi Maestri del passato non ha perduto la sua validità. Oggi, ancora più che nel passato, è necessario adoperarsi, attraverso la cultura (quella vera) per difendere dall’abulia e dal cinismo dilaganti, la libertà, la verità e gli altri valori fondamentali dell’uomo.
L’unico baluardo contro la barbarie, ieri come oggi, è rappresentato dai libri, dai buoni libri, ed io ritengo che le librerie antiquarie del nostro paese, che spesso si caratterizzano come veri e propri centri di cultura, svolgono un importante, insostituibile ruolo nella promozione e la diffusione dei testi basilari del patrimonio letterario, artistico e scientifico dell’umanità. Sono luoghi di incontro, le librerie antiquarie, proficui alla conversazione, al dialogo, all’amicizia, a una maggiore comprensione fra la gente, Se entrate in una di queste nobili botteghe, aperte ai ricchi e ai poveri, agli scrittori di chiara fama e allo studente squattrinato, il libraio, il vero libraio (vale a dire quello che ama i libri con la stessa passione dei suoi clienti), vi accoglierà con simpatia e vi mostrerà volentieri, se glielo chiedete, i suoi tesori: incunaboli, edizioni aldine e bodoniane, prime edizioni di Foscolo, Manzoni, Leopardi, risvegliando in voi sentimenti di amore e rispetto verso il più nobile prodotto dell’intelligenza umana: il Libro.




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