Articoli e pubblicazioni
Alberto Vigevani - Medici

Data 01/12/2020       Categoria Articoli e pubblicazioni
Autore Admin

Alberto Vigevani - Medici

Nel secolo che sta finendo, tra le diverse professioni, quella piu ricca di bibliofili appassionati, è stata, a mia conoscenza, la categoria dei medici. Alcuni, come l’ortopedico Acchiappati – collezionista e bibliografo di Foscolo – o il cardiologo Bartorelli – raccoglitore di stampe bodoniane – non facevano collezione di libri attinenti alle loro specializzazioni, ma la maggior parte dei medici seguiva attraverso i libri la storia della medicina e in particolare le origini e lo sviluppo della propria branca. Ricordo i più famosi, di nome mondiale, come Osler, l’americano Cushing, lo svedese Waller e il grande Putti, direttore per molti anni dell’Istituto Rizzoli a Bologna, la cui biblioteca è divenuta patrimonio pubblico, ma che non arrivai a conoscere di persona.

Ebbi invece un buon rapporto con il ginecologo Alfieri, che andai a trovare nella sua villa di Brunate dove mi mostrò con orgoglio la sterminata biblioteca che trattava di ogni materia concernente le donne, dall’ostetricia alla ginecologia, comprendendo anche libri, per lo più tedeschi, sul sesso, la caricatura del medesimo, o la sua archeologia. Tomi enormi, espressione d’un positivismo pesante, di cui ricordo titoli come L’utero attraverso i secoli o Die Frau in der Karikatur. Il suo maggiore allievo, Malcovati, che morì giovane, aveva una raccolta più limitata e più raffinata, nella quale erano presenti quasi tutte le prime edizioni della Commare raccoglitrice e l’originale del Rueff, De conceptu et generatione hominis, Zurigo 1554, illustrate con xilografie cinquecentesche. Nelle due collezioni apparivano naturalmente opere di Giulio Cesare, entrato nella materia medica perché nato con l’aiuto allora eccezionale del bisturi, lasciando il proprio nome al ‘taglio’ (cesareo) oggi presente, in Italia, nel maggior numero dei parti. Per me, che non avevo alcuna idea della medicina e assai scarsa dell’anatomia (se non delle belle compagne della mia giovinezza), fu una faticosa impresa impadronirmi della storia delle materie che ne formavano il tessuto e conoscere i titoli e gli autori che ne compendiavano lo svolgimento e lo sviluppo. La storia e la bibliografia che ne trattano sono sconfinate e spesso i testi, superati dall’incessante progredire della scienza, ritornano d’attualità proprio come precedenti di moderne ricerche.

Ebbi tra le mani piu volte libri che oggi appaiono inaccessibili se non leggendari, come le prime edizioni di Vesalio, De humani corporis fabrica e le Epitome, più rare e della stessa città e dello stesso anno, Basilea 1543. O il meno raro Estienne, De dissectione, o il bellissimo Guidi (Vidi), De anatome, con le splendide illustrazioni del Primaticcio, oltre alle varie opere del Cassiero. E dovetti improvvisarmi, passando da una materia all’altra, da una specialità all’altra, una cultura perlomeno superficiale, fatta soltanto di nozioni bibliografiche, per parlare di cardiologia con Malan, per esempio, o di chirurgia con un maestro, nel campo maxillo-facciale, come Sanvenero Rosselli. Sanvenero, del quale divenni amico, raccontava della sua felicità, quando aveva disceso, stringendo sotto il braccio la prima edizione (Venezia 1597) del De curtorum chirurgia del Tagliacozzi – acquistato con i primi guadagni da Rappaport –, la scalinata della Trinità dei Monti, per raggiungere piazza di Spagna. Lo feci contento con molti altri libri tra cui il numero di una rivista inglese che scoprii in un castello della Scozia, nel quale si parlava per la prima volta, almeno in Occidente, del metodo rinoplastico maharatto (il nome, a me ignorante, ricordava Salgari: ?il fido maharatto?). Oggi la chirurgia plastica non è più, come ai tempi di Sanvenero, una chirurgia soprattutto ricostruttiva ma si è assai diffusa nei campi dell’estetistica e quasi della cosmesi avanzata, per l’abbellimento del corpo femminile e la moda di una eterna gioventù.

Il detto, che ascoltai da conoscenti triestini, ?dietro liceo, davanti museo?, non ha più valore. Reperti quasi archeologici possono, a distanza, apparire davanti e dietro ‘liceali’, se opportunamente trattati.

Alberto Vigevani
La febbre dei libri
Memorie di un libraio bibliofilo
Sellerio editore - Palermo




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